Chi ha in mente di comprare o realizzare un garage collegato alla propria abitazione può contare sul bonus box auto 2026, una detrazione Irpef che sulla carta sembra generosa ma che nella pratica non sempre si recupera per intero. La finestra utile va dal 2025 al 2027 e riguarda garage, autorimesse e posti auto legati a una specifica casa. Il punto è che tra aliquote, massimali e un nuovo limite complessivo sugli oneri detraibili, l’importo che finisce davvero in dichiarazione dei redditi può essere ben diverso da quello teorico, soprattutto per chi ha redditi medio alti.
La misura rientra nel quadro del bonus ristrutturazioni ed è disciplinata dall’articolo 16-bis del Dpr 917/1986, il Testo Unico delle Imposte sui Redditi. In sostanza si tratta di una detrazione dall’Irpef lorda applicabile all’acquisto o alla realizzazione di posti auto pertinenziali, cioè legati da un vincolo funzionale a un’unità abitativa. Per “realizzazione” si intende però solo la nuova costruzione. Restano fuori, per esempio, i box ricavati da un’impresa che ha ristrutturato un edificio abitativo cambiandone la destinazione d’uso senza costruire ex novo. Il beneficio va ripartito obbligatoriamente in dieci rate annuali di pari importo.
Condizioni, documenti e chi può richiederlo
Quando il box viene acquistato già costruito dall’impresa, la detrazione Irpef spetta soltanto sul costo di costruzione, che deve essere certificato dal venditore con un’apposita attestazione separando quella voce dagli altri oneri. Senza questo documento non c’è modo di stabilire l’importo detraibile. Serve poi la proprietà del parcheggio oppure un patto di vendita di cosa futura, insieme al vincolo pertinenziale con un’abitazione di proprietà del contribuente. Se il box è ancora in costruzione, il contratto deve prevedere l’obbligo di creare quel vincolo.
Nel caso di acquisto congiunto di casa e box con un unico atto notarile, la detrazione riguarda solo le spese di realizzazione del box pertinenziale, che vanno indicate in modo specifico. Per le assegnazioni tramite cooperative edilizie il beneficio spetta anche sugli acconti pagati con bonifico, a partire dall’accettazione della domanda da parte del Consiglio di amministrazione. I documenti da conservare sono chiari: atto di acquisto o preliminare registrato con la pertinenzialità, dichiarazione del costruttore sui costi di costruzione e copia del bonifico bancario o postale. Il pagamento deve partire da chi beneficia della detrazione, quindi il proprietario o il titolare di un diritto reale sull’immobile a cui il box è collegato. C’è spazio anche per il familiare convivente che abbia sostenuto la spesa: in quel caso la fattura deve riportare la percentuale a suo carico. Stessa possibilità per il convivente di fatto, sempre con ripartizione chiara nei documenti e pagamenti tracciabili.
Aliquote, tetti di spesa e il nuovo limite sugli oneri
Le aliquote sono differenziate. Per le spese sostenute dal 1° gennaio 2025 al 31 dicembre 2026 la detrazione è del 36 per cento, mentre dal 1° gennaio 2027 al 31 dicembre 2027 scende al 30 per cento. Quando si tratta dell’abitazione principale, invece, la percentuale sale al 50 per cento nel biennio 2025 e 2026 e poi si assesta al 36 per cento nel 2027. La detrazione si applica su un valore pari al 25 per cento del prezzo di vendita o di assegnazione, con un tetto massimo di spesa agevolabile di 96.000 euro per unità immobiliare.
Da questi numeri derivano importi diversi: fino a 48.000 euro di detrazione per i box legati all’abitazione principale e fino a 34.560 euro per quelli pertinenziali a seconde case o altri immobili. Dal 2028 il tetto di spesa scenderà a 48.000 euro. C’è poi il nodo del plafond Irpef complessivo introdotto dall’articolo 16-ter del Tuir. Per i redditi superiori a 75.000 euro, dal periodo d’imposta 2025 in avanti, entra in gioco un limite che somma tutte le detrazioni per oneri agevolati, modulato in base allo scaglione di reddito e al numero di figli a carico. È proprio questo tetto che può ridurre quanto si recupera davvero in dichiarazione, e per chi ha entrate consistenti diventa il vero fattore da tenere d’occhio prima di fare i conti.


