Il Salone di Parigi perde uno dei suoi nomi più pesanti. BMW ha deciso di saltare l’appuntamento in programma a ottobre, e la notizia ha fatto storcere il naso a più di qualcuno nel settore. Non capita tutti i giorni che un marchio del calibro di BMW volti le spalle a una delle poche fiere automobilistiche europee ancora capaci di attirare pubblico e attenzione.
Perché il punto è proprio questo. I saloni dell’auto, che un tempo erano eventi imperdibili, hanno perso parecchio smalto. Il Salone di Ginevra ormai non esiste più, quello di Detroit è ridotto a un guscio vuoto che non vale nemmeno la trasferta. Restano davvero poche manifestazioni degne di essere segnate in calendario, e il Salone di Parigi è una di queste, soprattutto se si guarda all’Europa. Un evento che quest’anno metterà in fila oltre 60 marchi, tra cui Audi e Mercedes. Chi mancherà all’appello, invece, è proprio BMW.
Una scelta di priorità, non un addio ai saloni
Secondo quanto trapelato, il costruttore tedesco avrebbe fatto un passo indietro per un semplice cambio di priorità. Niente rottura definitiva, sia chiaro. BMW ha ribadito di voler mantenere una presenza selettiva agli eventi del settore anche in futuro, il che vuol dire più o meno una cosa sola. Ci saranno solo dove hanno qualcosa di davvero nuovo da mostrare. Un esempio recente arriva da Auto China, dove l’azienda ha presentato una raffica di modelli, tra cui la iX3 a passo lungo e il restyling della Serie 7, senza dimenticare i concept firmati Mini.
Del resto è un metodo che BMW sta seguendo da un po’. La M Concept Neue Klasse ha debuttato addirittura alla 24 Ore di Le Mans, mentre la nuova X5 è stata svelata direttamente nello stabilimento di Spartanburg, in Carolina del Sud. Insomma, le presentazioni si fanno sempre più spesso lontano dagli stand fieristici.
C’è però un dettaglio che merita attenzione. La rinuncia al Salone di Parigi arriva subito dopo che il gruppo ha rivisto le sue previsioni per l’intero 2026. La casa di Monaco ha parlato di un calo accelerato in Cina e di una concorrenza feroce in quella zona del mondo. Come hanno spiegato loro stessi, un buon andamento delle vendite in Europa e negli Stati Uniti non basta a compensare la frenata in Cina e nell’area Asia Pacifico.
A pesare sui conti ci sarebbe anche il conflitto in Iran, insieme ad altre difficoltà. Tutti fattori che hanno spianato la strada a un calo significativo del profitto e del flusso di cassa libero nel secondo trimestre. Un quadro che ha spinto BMW a intensificare e accelerare i piani di riduzione dei costi già in corso. BMW non è certo il primo marchio a snobbare una fiera, ma il tempismo dice molto sul momento delicato che l’azienda sta attraversando.


