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I distributori comunali sono diventati, negli ultimi anni, una delle risposte più concrete al caro carburante nelle aree interne italiane, e il caso simbolo arriva dal Teramano. Valle Castellana, ottocento abitanti sparsi in quasi quaranta frazioni, ha deciso che l’unico impianto di benzina e diesel del paese doveva restare aperto a qualunque costo. Così il Comune lo ha rilevato e ha cominciato a vendere quasi al prezzo di costo, con un risparmio che agli erogatori sfiora i 20 centesimi al litro rispetto alla rete tradizionale. Il risultato si vede a occhio nudo: file di auto alla pompa, e un soprannome che ormai gira ovunque, la benzina del sindaco.
L’idea, va detto, non nasce dalle tensioni sui prezzi degli ultimi mesi. Bisogna tornare al 2018, quando l’impianto privato del borgo stava per chiudere definitivamente. Senza quel punto di rifornimento, chi vive lassù avrebbe dovuto percorrere una ventina di chilometri anche solo per fare il pieno, con tutto quello che significa in termini di disagio quotidiano e di spinta allo spopolamento.
Da mossa disperata a modello copiato in mezza Italia
L’amministrazione ha rilevato la licenza, sistemato la struttura e preso in carico la gestione diretta. Una scelta nata quasi per necessità, per difendere le aree interne, che col tempo si è trasformata in un caso di studio nazionale. Eliminando il margine di guadagno privato, l’ente pubblico riesce a tenere basso il prezzo finale del carburante senza acrobazie contabili.
La vicenda è finita anche nel dibattito politico. Alessandro Onorato, coordinatore di Progetto Civico, ha citato l’iniziativa di Camillo D’Angelo, sindaco e presidente della Provincia di Teramo, parlando di un effetto immediato sui bilanci familiari di chi abita in quei territori. I conti, del resto, sono semplici: con dieci o venti centesimi risparmiati al litro, su un pieno da 50 litri restano in tasca circa 10 euro. In un paese arroccato, lontano dai grandi centri e alle prese con il calo demografico, un semplice distributore diventa il segnale che la pubblica amministrazione può ancora presidiare i servizi essenziali.
Il fallimento di mercato e la deroga che rende tutto possibile
Dietro a queste operazioni c’è quello che i tecnici chiamano fallimento di mercato. Quando i margini per un privato si assottigliano troppo, il gestore chiude e il servizio sparisce. A quel punto, se nessun altro si fa avanti, le amministrazioni possono intervenire classificando la pompa come infrastruttura pubblica essenziale, utile anche per i mezzi di soccorso. Le norme europee vietano di fare concorrenza ai privati, ma la deroga scatta proprio quando l’impianto è l’unico del territorio ed è rimasto abbandonato. Il Comune compra all’ingrosso e rivende al dettaglio con un ricarico minimo, giusto quel che serve per coprire le spese di gestione.
La burocrazia resta pesante, tra autorizzazioni, contratti di fornitura e acquisti, eppure l’esperimento di Valle Castellana non è affatto isolato. L’Italia conta già diversi precedenti, concentrati soprattutto nelle zone montane e nell’entroterra, dove le distanze pesano più di ogni altra cosa.
La mappa dei distributori pubblici, dalla Lombardia alla Calabria
In Lombardia c’è Costa Valle Imagna, in provincia di Bergamo, con la pompa pubblica dal 2017. In Piemonte tiene botta da anni il caso di Premia, nel Verbano Cusio Ossola. Le Marche però restano il territorio con più presidi storici: a Force, nell’Ascolano, la gestione è affidata dal 2016 ai dipendenti comunali, a Montedinove se ne occupa una partecipata dal 2014, mentre a Penna San Giovanni, in provincia di Macerata, l’impianto offre pure autolavaggio e agevolazioni per le fasce più deboli. Nel Molise c’è Petrella Tifernina, nel Campobassano, con la sua pompa comunale attiva lungo il corso principale.










