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Disney+ Premium senza 4K: rimborsi fino a 40 euro agli abbonati

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Un rimborso di 40 euro riconosciuto a un abbonato italiano di Disney+ Premium ha acceso i riflettori su una vicenda che va avanti da settimane e che riguarda la sparizione del 4K su alcuni dispositivi. L’utente si è rivolto all’assistenza dopo aver notato che la qualità massima promessa dal piano più costoso non era più disponibile, e alla fine dello scambio si è visto accreditare quella cifra. Non è un caso isolato, ma nemmeno una regola valida per tutti, visto che gli importi restituiti variano parecchio da situazione a situazione.

Il punto di partenza è tecnico e legale insieme. Alla base c’è una disputa fra Disney e InterDigital, l’azienda che detiene il brevetto della tecnologia di codifica VP9, cioè proprio quella che la piattaforma sfrutta per trasmettere i contenuti in altissima definizione. Senza VP9 attivo su determinati apparecchi, l’immagine scende di qualità e chi paga per il piano Premium si ritrova con qualcosa di meno rispetto a quanto sottoscritto.

Cosa chiede InterDigital a Disney

La posizione di InterDigital è stata messa nero su bianco senza troppi giri di parole. L’accusa è che Disney stia usando tecnologie brevettate per portare avanti il proprio business di streaming senza aver mai versato le royalty dovute. Le parole diffuse dall’azienda sono piuttosto dirette: “Disney sta utilizzando le nostre invenzioni per gestire la propria attività di streaming senza aver pagato i diritti. Smettetela di danneggiare i clienti e raggiungiamo un accordo a lungo termine che rifletta il giusto valore dell’innovazione che Disney utilizza ogni giorno”.

C’è un dettaglio che salta all’occhio in quella dichiarazione, ed è il riferimento esplicito ai clienti danneggiati. Perché il conto della disputa, alla fine, lo stanno pagando gli abbonati, che si trovano privati di una funzione per la quale hanno sborsato dei soldi. La disputa legale resta fra due colossi, ma le conseguenze pratiche arrivano dritte nel salotto di casa, sul televisore, sulla console o su qualunque dispositivo abbia perso il supporto alla codifica.

Rimborsi variabili e nessuna regola fissa

Il capitolo rimborso merita un discorso a parte. Disney+ sta effettivamente riconoscendo dei ristori a chi segnala il problema, ma le cifre non seguono uno schema uniforme. Quaranta euro rappresentano un importo piuttosto generoso rispetto al costo di un abbonamento mensile, e il fatto che sia stato concesso a un utente italiano mostra come la questione non riguardi soltanto il mercato statunitense.

Chi si trova nella stessa condizione, quindi con un piano Premium attivo e la qualità 4K improvvisamente scomparsa su uno o più dispositivi, ha di fatto una sola strada percorribile: contattare l’assistenza clienti e spiegare la situazione. Il servizio valuta caso per caso, e da lì può arrivare una compensazione. Che sia parziale, totale o particolarmente vantaggiosa come nell’episodio segnalato dipende evidentemente da variabili che la piattaforma non ha reso pubbliche.

Quello che emerge con chiarezza è la fragilità di un modello in cui un contenzioso sui brevetti può togliere una funzionalità dall’oggi al domani. Nessun preavviso vero e proprio, nessuna comunicazione strutturata, solo la constatazione da parte degli utenti che qualcosa non funziona più come prima. E poi la trafila con il supporto per ottenere indietro almeno una parte di quanto speso.

La vicenda resta aperta finché Disney e InterDigital non troveranno un punto d’incontro sulle royalty legate a VP9. Nel frattempo la piattaforma continua a gestire le segnalazioni una per una, distribuendo rimborsi di entità diversa a seconda dei casi, mentre il piano Premium continua a essere venduto con la promessa dell’altissima definizione.

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