In questo articolo Indice dei contenuti 3 sezioni
Nel giro di poche ore, l’Audi 5000 CS Quattro passata sotto i riflettori come la berlina che negli anni Ottanta firmò uno dei record di velocità più clamorosi della storia dell’automobile ha perso buona parte della sua aura. Presentata nel mercato delle classiche con un pedigree pesantissimo, la vettura ha visto cambiare la propria descrizione ufficiale dopo che la stampa tedesca, con Autobild in prima fila, ha iniziato a fare domande scomode. Da protagonista assoluta del record di Talladega a più cauto “prototipo di sviluppo per il primato di velocità”. Un aggiustamento di poche parole che, di fatto, ridimensiona tutto.
RM Sotheby’s ha rivisto la propria posizione dopo il confronto con il materiale fotografico d’archivio. Non un dettaglio marginale, ma una serie di incongruenze che difficilmente si possono liquidare come variazioni di allestimento o modifiche successive. E quando un’auto vale soprattutto per la storia che porta con sé, la differenza tra “è quella” e “le somiglia” pesa parecchio.
Le foto d’epoca non tornano
I dubbi nascono dagli scatti conservati negli archivi storici di Audi. Mettendo fianco a fianco la vettura che scese davvero in pista e quella finita all’asta, le divergenze saltano all’occhio. L’auto del primato aveva passaruota allargati, cerchi decisamente più larghi e un frontale rivisto in profondità. Perfino lo scarico seguiva una soluzione tutta sua, con l’uscita sistemata sul lato destro, all’altezza della portiera posteriore.
L’esemplare proposto ai collezionisti, invece, somiglia molto più a una normale berlina di serie. Doppio scarico che termina sotto il paraurti posteriore, dettagli di carrozzeria che non coincidono con le immagini ufficiali dell’epoca. E la faccenda non si ferma alla carrozzeria. Aprendo il cofano cambiano il motore, il sistema di aspirazione e la disposizione di diversi componenti. Alcuni elementi del vano motore, addirittura, sembrano provenire da configurazioni tecniche completamente diverse.
Dentro l’abitacolo i dubbi aumentano
Se fuori le stranezze sono già parecchie, l’abitacolo mette il punto. La vera auto da record era stata svuotata in modo estremo, con un interno spoglio che ricordava molto più una macchina da competizione che una berlina di rappresentanza. Quella all’asta conserva invece gran parte degli elementi originali di serie.
Il particolare più significativo riguarda la gabbia di sicurezza, che ha una configurazione diversa rispetto a quella documentata nelle fotografie storiche della vettura impiegata sull’ovale americano. Sommando tutto, la scelta di RM Sotheby’s di non identificare più l’auto come la diretta protagonista dell’impresa appare quasi obbligata.
Cosa accadde davvero a Talladega
La storia vera, quella documentata, resta comunque tra le pagine più spettacolari della Casa dei Quattro Anelli. Nel maggio del 1986 Audi annunciò il record ottenuto sul circuito ovale di Talladega, negli Stati Uniti. Al volante c’era Bobby Unser, tre volte vincitore della 500 Miglia di Indianapolis, uno che con la velocità aveva una certa confidenza.
A bordo di una Audi 5000 CS Turbo Quattro modificata in modo radicale, il pilota americano toccò i 350 km/h sul rettilineo. La media sul giro si fermò a 332,9 km/h, cifra che all’epoca fissò un nuovo riferimento per le vetture a trazione integrale. Per arrivarci gli ingegneri tedeschi stravolsero la berlina di partenza: circa 400 kg tagliati grazie all’impiego di alluminio, Kevlar e finestrature in plastica, mentre il cinque cilindri turbo da 2,2 litri venne spinto fino a 650 CV.
Numeri che spiegano bene perché quell’esemplare, se davvero fosse riemerso dal nulla, avrebbe fatto girare la testa a mezzo mondo del collezionismo. E perché la correzione arrivata nella scheda d’asta abbia raffreddato l’entusiasmo in tempi record.










