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Arval, per il 59% la mobilità pesa nella scelta del lavoro

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Il pendolarismo può trasformare trentatré chilometri in una piccola odissea quotidiana. È la distanza che separa Legnano da corso Ripamonti a Milano e che, percorsa con tre mezzi pubblici diversi, diventa un’ora e quaranta all’andata e oltre due ore al ritorno, con una media che resta sotto i 20 km/h. Proprio questo tragitto, affrontato per raggiungere l’Arval Mobility Forum, racconta meglio di qualsiasi statistica il tema al centro dell’incontro.

Durante la Settimana Europea della Mobilità l’Arval Mobility Observatory ha presentato un’indagine condotta su 819 dipendenti del Gruppo BNP Paribas in Italia, intervistati a luglio. Il campione non rispecchia l’intera popolazione italiana ma fotografa un gruppo ben preciso, cioè persone che un impiego ce l’hanno già e che lo scelgono anche in base al modo in cui ci arrivano ogni giorno.

Mobilità e scelta del lavoro, cosa emerge dai numeri

Per il 59% degli intervistati la mobilità è un elemento fondamentale quando si tratta di scegliere l’azienda per cui lavorare, mentre appena l’1% la considera un fattore secondario. Più di un terzo del campione trascorre oltre un’ora al giorno nel tragitto tra casa e lavoro sommando andata e ritorno. A quel punto lo spostamento smette di essere una faccenda privata ed entra a pieno titolo nella valutazione dell’impiego. Il dato si inserisce in un quadro più ampio già documentato a livello nazionale, dove i flussi sistematici verso il posto di lavoro vengono monitorati fino al dettaglio comunale proprio perché gli spostamenti quotidiani incidono sulle scelte di vita delle famiglie italiane e non soltanto sui tempi di viaggio.

Durante la tavola rotonda Carlo Alberto Carnevale Maffè, professore di Strategia a SDA Bocconi, ha fatto un conto molto semplice. Un’ora al giorno per 220 giorni lavorativi fa 220 ore, ovvero 27 giornate di lavoro. Una sorta di tredicesima al contrario che il dipendente versa all’azienda con il proprio tempo e che nessun bilancio registra.

Secondo Maffè anche la richiesta di lavoro da remoto va letta in questa chiave, come una domanda di mobilità invertita che conferma quanto pesi il fattore tempo. Il nodo da sciogliere riguarda la gestione del tempo e del welfare più che quella della flotta. Conta meno amministrare i veicoli e molto di più organizzare le giornate delle persone, includendo gli spostamenti tra i servizi di welfare aziendale. Studiare il tempo significa spostare l’attenzione dall’auto assegnata al confine organizzativo dell’impresa, che oggi comprende anche il percorso verso l’ufficio. Di quel confine, sempre secondo il docente, le aziende devono farsi carico. E il tema non è isolato, visto che il decreto dirigenziale sui Piani degli spostamenti casa lavoro obbliga già alcune grandi imprese a pianificare e monitorare i movimenti sistematici dei lavoratori.

Arval, il noleggio e il dialogo con il territorio

Al confronto hanno partecipato anche Ivano Gallino di AITMM, Nicolò Pirelli di Pirelli, Vincenzo Quintani del Gruppo Dolomiti Energia e Dario Casiraghi, direttore generale di Arval Italia, la società di noleggio a lungo termine attiva nel Paese dal 1995 e oggi al servizio di oltre 90.000 clienti. “In occasione della Settimana Europea della Mobilità abbiamo voluto prenderci un momento di riflessione sui cambiamenti che il nostro settore sta attraversando” ha spiegato Casiraghi “allargando il confronto anche ad autorevoli rappresentanti del mondo accademico, associativo e aziendale”.

La sua posizione si lega al ragionamento di Maffè perché se il vero nodo è il tempo chi fornisce spostamenti deve offrire qualcosa in più del semplice veicolo. “Per noi è fondamentale continuare a lavorare per supportare tutti i nostri clienti, aziende, professionisti e privati, offrendo la nostra consulenza strategica e le soluzioni flessibili e integrate che possano rendere la mobilità sostenibile accessibile a tutti, indipendentemente dalla loro età o dal modo in cui si spostano oggi”. Un approccio che cambia anche il modo di ripensare gli strumenti interni, dalla politica sulle auto aziendali dopo la riforma dei benefit alle regole stagionali sull’uso della vettura di servizio in estate.

Alessandro Floria, direttore Marketing e Comunicazione di Arval Italia, ha spinto la riflessione oltre la singola impresa. “Per le persone il modo in cui ci si muove conta quanto dove si lavora, e da questo punto di partenza devono essere elaborate le strategie di mobilità delle aziende”. Floria descrive gli spostamenti come un’importante leva per attrarre e trattenere i talenti, una leva che richiede però un dialogo tra privati e istituzioni pubbliche perché le abitudini di viaggio dipendono anche da come è organizzato il territorio. Nella stessa direzione vanno le politiche europee, con la strategia per una mobilità sostenibile e intelligente della Commissione europea che punta a incentivare trasporto pubblico, mobilità condivisa e soluzioni digitali per rendere più sostenibili gli spostamenti quotidiani di lavoratori e famiglie.

Fonte: TecnoAndroid

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