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Apple stringe i permessi sui Mac contro le app IA troppo curiose

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Apple ha deciso di cambiare a breve il funzionamento dei permessi sui computer Mac, introducendo controlli più rigidi per tutelare i dati personali di chi li utilizza. Il bersaglio di questa stretta è preciso: le nuove applicazioni basate sull’intelligenza artificiale, che secondo la Mela non dovrebbero poter curiosare liberamente tra documenti, foto e chat senza che la persona davanti allo schermo ne sia davvero consapevole.

La questione non riguarda soltanto gli addetti ai lavori. Sui Mac si conservano pezzi molto intimi della vita quotidiana, dalle conversazioni con amici e familiari fino alla corrispondenza di lavoro, e l’arrivo di assistenti sempre più invadenti ha reso evidente quanto quel confine possa diventare fragile. La scelta di Apple va proprio nella direzione di rendere quel confine più visibile e più difficile da oltrepassare per sbaglio.

Il caso Muse e le 187.000 conversazioni finite sui server di Meta

La mossa dell’azienda arriva a pochi giorni da una vicenda che ha sollevato parecchie polemiche. Protagonista è Muse, un assistente di intelligenza artificiale sviluppato da Meta. Un giornalista americano si è accorto che l’applicazione aveva copiato e caricato sui server del gruppo oltre 187.000 conversazioni personali, prelevate dal programma Messaggi del suo Mac. Il numero, già di per sé, basta a far capire la portata dell’episodio.

L’utente ha spiegato di non aver mai autorizzato un’operazione simile. Meta, dal canto suo, ha replicato che il sistema operativo di Apple non consente di leggere quei dati a meno che non sia l’utente stesso a sceglierlo in prima persona. Una difesa che però non ha cancellato il punto centrale della storia, cioè i rischi concreti legati a queste tecnologie quando ottengono accesso a informazioni così delicate. Che la responsabilità sia del software, delle impostazioni o di un consenso dato senza capirne fino in fondo le conseguenze, il risultato è stato lo stesso: migliaia di messaggi privati spostati altrove.

Cosa cambia con l’accesso completo al disco

Il nodo tecnico ruota attorno a una funzione presente da tempo sui computer della Mela, chiamata accesso completo al disco. In origine era pensata per compiti molto specifici e decisamente tecnici, non certo per un uso quotidiano da parte di applicazioni di consumo. Negli ultimi mesi, invece, diversi sviluppatori hanno cominciato a chiedere proprio questa autorizzazione per far funzionare i loro assistenti intelligenti, programmi che analizzano le abitudini dell’utente per offrire risposte e suggerimenti più mirati.

Il problema emerge una volta concesso il via libera. A quel punto il software può, almeno in teoria, leggere testi privati, email ricevute, pagine web visitate e altre informazioni sensibili. Un livello di visibilità enorme, spesso accordato con un semplice clic e senza una reale percezione di cosa comporti. Per questo motivo Apple ha annunciato che renderà le autorizzazioni più chiare e trasparenti, così che chi le concede sappia con precisione a cosa sta aprendo le porte del proprio Mac.

La stessa azienda ha spiegato le ragioni della scelta in una nota ufficiale. “Affrontare questo problema è fondamentale”, si legge nel testo. “Man mano che gli agenti di intelligenza artificiale diventano sempre più capaci e autonomi, i rischi associati a questo livello di accesso aumenteranno considerevolmente”.

Fonte: TecnoAndroid

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