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Apple: l’AI continua a rallentare?
Stando al report dettagliato pubblicato da Bloomberg a firma Mark Gurman e Drake Bennett, l’evoluzione dell’AI in Cupertino ha subìto continui stop & go. Ciò a causa di una leadership in costante cambiamento, di una visione troppo prudente e di ostacoli tecnici radicati nel codice storico di Siri. Le lacune si sono acuite soprattutto quando, a giugno 2024, è stata presentata “Apple Intelligence”. Una piattaforma unificata che avrebbe dovuto includere strumenti per la stesura automatica di testi, riassunti intelligenti, emoji generate su misura e una Siri rivoluzionata. Quest’ultima, in particolare, doveva essere capace di interagire direttamente con i dati personali e di agire sui contenuti mostrati sul display.
All’uscita dell’iPhone 16, il dispositivo ideato per supportare Apple Intelligence, però, gran parte delle funzionalità promesse non era ancora disponibile. Qualche settimana dopo il lancio sono comparse le prime feature, molte altre sono slittate di mesi, mentre la versione rinnovata di Siri non ha mai visto la luce. La critica più ricorrente, riferiscono fonti interne, riguarda l’architettura ibrida dell’assistente AI. Da un lato c’è il motore “storico”, responsabile delle funzioni base. Dall’altro i moduli di AI generativa. La convivenza forzata ha prodotto continui malfunzionamenti quando le due parti venivano integrate, generando una spirale di correzioni e nuovi slittamenti.
Alla base delle difficoltà c’è però lo stesso approccio “Apple”: soluzioni rifinite, tecnologie interne e margini ridotti per l’iterazione rapida tipica dell’AI generativa. Il rifiuto di sfruttare i dati utente e leggi interne molto severe hanno costretto Cupertino a fare affidamento su set di dati sintetici o concessi in licenza. Sul fronte hardware, l’ex CFO Luca Maestri ha mantenuto a lungo un piano di acquisto GPU conservativo, lasciando Apple scoperta proprio nel momento in cui la domanda di potenza di calcolo è esplosa.
Nonostante il clima di frustrazione interno, Apple continua a puntare su un rilancio di Siri. Internamente, il chatbot proprietario avrebbe raggiunto una qualità paragonabile agli ultimi modelli GPT e, per proteggere il business dell’App Store, servirà a orchestrare le app senza sostituirle del tutto. Lo scenario attuale rimane ancora incerto. Non resta che attendere e scoprire quale sarà l’effettiva strategia di Apple per il settore AI.










