La crisi delle memorie sta spingendo Apple verso una strada scivolosa, quella di due fornitori cinesi finiti nel mirino di Washington. La società di Cupertino vuole abbassare i costi di produzione in un momento in cui il prezzo dei componenti è schizzato alle stelle, e proprio per questo avrebbe messo gli occhi su due partner considerati problematici dagli Stati Uniti. Tanto che il Senato americano si è mosso per chiedere spiegazioni.
Il punto di partenza è una carenza di memorie mai vista prima, alimentata dalla corsa all’intelligenza artificiale. Il settore tecnologico intero fatica a reperire chip, e Apple è tra le aziende più colpite. La stessa Cupertino ha ammesso di non aver mai assistito a una situazione simile, al punto da alzare i prezzi di buona parte del proprio catalogo per far fronte allo scenario. Il tutto mentre continua a cercare vie d’uscita, incluse nuove intese con partner diversi da quelli abituali.
Chi sono CXMT e YMTC, i due nomi al centro della polemica
Entrano in scena ChangXin Memory Technologies (CXMT) e Yangtze Memory Technologies (YMTC), due tra i maggiori produttori cinesi di memorie DRAM e tra i pochi capaci di garantire scorte nel breve periodo. Ecco perché qualche settimana fa erano emerse le intenzioni di Apple di stringere accordi con entrambi.
L’azienda ha già rapporti consolidati con colossi come Samsung e SK Hynix, che però hanno anch’essi rialzato i propri prezzi. Cercare nuovi fornitori sembra quindi, almeno sulla carta, una soluzione sensata per affrontare la crisi nell’immediato. Il guaio è che CXMT e YMTC non sono due partner qualsiasi. Compaiono entrambi in una lista del Pentagono tra le imprese presunte legate all’esercito cinese. Questo trasforma qualsiasi accordo con un’azienda statunitense in una questione di sicurezza nazionale.
Il Senato americano mette il veto
Un gruppo trasversale di senatori, sia repubblicani sia democratici, ha inviato una lettera a Tim Cook, ancora CEO di Apple, per invitare la società ad abbandonare qualsiasi piano che preveda l’uso di memorie prodotte da CXMT o YMTC. Il rifiuto vale persino per i dispositivi destinati alla vendita esclusiva sul mercato cinese. I senatori sottolineano un rischio ulteriore. Una volta che Apple omologasse quei componenti, altre aziende potrebbero seguire lo stesso percorso. Per questo hanno chiesto chiarimenti sullo stato delle trattative, richiesta a cui finora non sembra essere arrivata risposta. Si dice che Apple mantenga ancora aperti i contatti con i due produttori cinesi, ma l’intesa non risulta chiusa. La società continua a provare a convincere il governo Trump della necessità di allargare la propria rete di fornitori per gestire la crisi degli approvvigionamenti. Al momento da Cupertino non è arrivata alcuna dichiarazione sulla vicenda.


