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Anthropic aggiunge un watermark invisibile ai testi di Claude

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Anthropic ha deciso di applicare un watermark ai testi prodotti dai suoi modelli di intelligenza artificiale, una filigrana invisibile che serve a segnalare l’origine artificiale di ciò che viene scritto. La conferma è arrivata da una pagina ufficiale dell’azienda, e la ragione è tutt’altro che filosofica: si tratta di mettersi in regola con le normative europee, che da poche settimane hanno cominciato a mordere davvero.

Il riferimento è all’AI Act e in particolare al suo articolo 50, entrato in vigore il 2 agosto. La norma chiede alle aziende del settore di contrassegnare i contenuti generati oppure modificati dall’intelligenza artificiale, e di farlo in modo che siano altri sistemi automatici a poterli riconoscere. Non un bollino visibile per l’occhio umano, quindi, ma un segnale leggibile dalle macchine. Una differenza sottile che cambia molto in termini pratici.

Come funziona la filigrana sui testi di Claude

Secondo quanto dichiarato dall’azienda, tutti i modelli rilasciati dopo il 2 agosto integrano automaticamente la tecnologia che appone la filigrana, e questo vale sia per i testi sia per i file generati dal computer. Nel caso dei file, Anthropic si appoggia allo standard aperto C2PA, già adottato da diversi attori del settore per tracciare la provenienza dei contenuti digitali.

C’è poi un dettaglio che rende la misura più interessante di quanto sembri. La filigrana non resta appiccicata all’interfaccia da cui nasce il testo, ma viaggia con il testo stesso. Copia e incolla incluso. Nelle parole dell’azienda, poiché la filigrana è parte integrante del testo, si sposta insieme a questo quando viene incollato altrove e potrebbe persistere anche dopo alcune modifiche. Tradotto: riscrivere due parole o cambiare la punteggiatura non basta necessariamente a farla sparire. L’applicazione riguarderà una gamma piuttosto ampia di prodotti, dalle Api della piattaforma Claude fino a Claude, Claude Code, Claude Cowork e Claude Tag. Anthropic ha inoltre annunciato che il supporto verrà esteso anche ai modelli meno recenti, quelli usciti prima dello scatto della nuova regola europea, così da coprire l’intero parco e non soltanto le versioni più fresche.

Le piattaforme si muovono in fretta sui contenuti generati dall’IA

Il movimento di Anthropic non arriva isolato. Negli ultimi giorni diverse piattaforme hanno accelerato per introdurre etichette sui contenuti generati dall’IA, ognuna con il proprio approccio. La settimana precedente l’annuncio è toccato a Suno, la piattaforma musicale basata sull’intelligenza artificiale, mentre nelle stesse ore si è aggiunta Spotify. Il mese prima era stato Substack, il servizio di newsletter, ad avviare una collaborazione con Pangram per segnalare i testi sospetti di origine automatica.

Sul fronte delle grandi aziende dell’intelligenza artificiale, l’impegno a rispettare il codice di condotta dell’Unione europea coinvolge un gruppo consistente di nomi. Oltre ad Anthropic figurano Black Forest Labs, Google, Meta, Microsoft, OpenAI e Synthesia. Un elenco che dice parecchio sulla direzione che ha preso il settore: il tema della tracciabilità non è più un esercizio volontario di trasparenza, ma un requisito con cui fare i conti se si vuole operare nel mercato europeo.

Per gli sviluppatori che lavorano con le Api di Anthropic il cambiamento è automatico e non richiede interventi, dato che la tecnologia è integrata direttamente nei modelli. Chi genera testo attraverso quei canali, dal singolo utente all’azienda che costruisce prodotti sopra Claude, si troverà quindi con contenuti già marchiati all’origine.

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