Il tema dell’interoperabilità torna al centro dello scontro tra Bruxelles e le grandi aziende tecnologiche, e stavolta a finire nel mirino è di nuovo Google. L’Unione Europea vuole che Android diventi più accessibile alla concorrenza, in particolare quando si parla di intelligenza artificiale. La questione non è più soltanto tecnica. C’è ormai una dimensione legale e normativa ben precisa con cui chi sviluppa questi strumenti dovrà fare i conti, che piaccia o no.
Tutto parte dal procedimento aperto a gennaio, quando la Commissione ha iniziato a verificare se Android e Google Ricerca rispettassero davvero il Digital Markets Act. Google, dal canto suo, teme che queste regole finiscano per intaccare sicurezza e privacy. Ma la macchina europea è andata avanti lo stesso, arrivando a una decisione vincolante nei confronti del colosso di Mountain View.
Il 16 luglio 2026 la Commissione europea ha adottato due misure obbligatorie. La prima riguarda proprio l’apertura del sistema. In pratica i servizi AI concorrenti, tra cui ChatGPT e Claude, dovranno poter accedere alle stesse funzioni di sistema oggi riservate soltanto a Gemini. Che cosa significa nel concreto? Che gli utenti potranno attivare l’assistente che preferiscono con un comando vocale, un po’ come funziona adesso con “Hey Google”. E non finisce qui. Sarà possibile delegare a queste app azioni dentro altre applicazioni, come prenotare un taxi, ricevere suggerimenti di risposta nelle chat o interrogare l’assistente su un posto visitato da poco.
Secondo Bruxelles, la scarsa integrazione a livello di sistema ha reso finora gli assistenti di terze parti meno competitivi rispetto a Gemini. Un problema che tocca da vicino il 60% degli utenti europei, cioè chi usa un dispositivo Android. Il provvedimento comunque non lascia scoperto il fronte della sicurezza, perché prevede delle misure di salvaguardia pensate proprio per proteggere il dispositivo e i dati personali.
Dati di ricerca condivisi e i tempi per l’adeguamento
La seconda decisione punta invece sulla condivisione dei dati di ricerca. Qui Google dovrà mettere a disposizione dei motori di ricerca rivali e dei chatbot con funzionalità di ricerca gli stessi dati anonimizzati che usa per migliorare Google Ricerca. La Commissione è entrata nel dettaglio, indicando un metodo di anonimizzazione a più livelli, sviluppato con esperti di privacy interni ed esterni. È stata definita anche una formula per calcolare il prezzo dei dati condivisi e un processo trasparente per poterli ottenere. L’applicazione delle nuove regole non avverrà tutta in una volta. Il calendario è scaglionato, con la piena disponibilità delle funzioni prevista entro agosto 2027. Una tempistica che dà il senso di quanto sia complessa l’operazione da mettere in piedi.
Questa vicenda mostra bene quanto il Digital Markets Act stia ridisegnando i rapporti tra le big tech. Basti pensare ad Apple, che avrebbe deciso di rimandare il lancio delle funzioni AI di Siri nell’Unione Europea proprio perché non ha trovato un accordo con i regolatori sulle stesse questioni di interoperabilità a cui ora Google dovrà adeguarsi.