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Android Auto sul vecchio smartphone: come farlo con pochi euro

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Portarsi Android Auto in macchina senza cambiare l’autoradio è possibile, e la spesa può essere ridicola rispetto a quella di un impianto nuovo con display integrato. Basta recuperare un vecchio smartphone Android lasciato in un cassetto, di quelli che nessuno usa più ma che accendono ancora lo schermo senza problemi, e assegnargli un compito preciso: diventare l’unità di infotainment dell’auto. Niente installazioni complicate dal carrozziere, niente preventivi a tre cifre.

L’idea non è rimasta sulla carta. È stata messa alla prova scegliendo come software di base Open Headunit e affiancando al telefono un piccolo adattatore Bluetooth per gestire la parte audio, quella che di solito diventa il vero punto debole di questo genere di soluzioni artigianali. Il risultato è un sistema che funziona, con qualche accortezza da rispettare prima di partire.

Il telefono diventa lo schermo dell’auto

Il punto di partenza è ovviamente il dispositivo. Serve uno smartphone ancora pienamente funzionante, senza crepe o zone morte sul display, perché tutto il progetto si regge su quello schermo. Un pannello che risponde male ai tocchi, in auto, diventa un problema di sicurezza oltre che di comodità.

Il consiglio più utile riguarda la pulizia del dispositivo. Prima di installare Open Headunit conviene formattare il telefono e riportarlo alle condizioni di fabbrica. Il motivo è semplice: un vecchio smartphone accumula anni di applicazioni, account, notifiche e processi che girano in sottofondo, e tutto questo pesa sulle prestazioni. Un dispositivo ripulito ha meno memoria occupata, meno cose da fare mentre si guida e una reattività decisamente migliore. Considerando che si parla di hardware con qualche anno sulle spalle, ogni risorsa liberata conta.

Una volta azzerato il telefono, l’installazione del software procede in modo lineare. Da lì in poi il dispositivo smette di essere un telefono nel senso tradizionale e diventa una specie di monitor intelligente da sistemare sul cruscotto o sulla plancia, dedicato solo alla navigazione, alla musica e alle funzioni che Android Auto mette a disposizione.

Il nodo audio e l’adattatore Bluetooth

Far comparire l’interfaccia sullo schermo è la parte facile. Farla suonare attraverso le casse dell’auto è quella che richiede un accorgimento in più, ed è qui che entra in gioco il piccolo adattatore Bluetooth aggiunto al setup. Il componente si occupa di trasferire il suono verso l’impianto del veicolo, colmando il vuoto che altrimenti lascerebbe il sistema muto o costringerebbe ad ascoltare tutto dall’altoparlante del telefono, soluzione francamente impraticabile con il rumore di fondo di un’auto in movimento.

È un tassello economico ma decisivo, perché senza una gestione audio affidabile un’unità di infotainment fai da te resta un esercizio di stile. Con l’adattatore al suo posto, invece, indicazioni stradali, chiamate e playlist passano dalle casse come accadrebbe con un impianto di serie. Il valore di questo approccio sta tutto nel rapporto tra costo e risultato. Le auto più datate, quelle che montano ancora autoradio senza schermo, restano tagliate fuori dalle funzioni moderne a meno di interventi costosi. Riciclare un telefono che altrimenti finirebbe dimenticato in un cassetto, unirlo a Open Headunit e a un adattatore da pochi euro permette di aggirare l’ostacolo con una spesa minima e un pomeriggio di lavoro. Il vecchio smartphone Android, di fatto, trova una seconda vita a bordo.

Fonte: TecnoAndroid

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