Android 6 Marshmallow chiude i battenti dopo undici anni di attività, e Google ha deciso che è arrivato il momento di staccare la spina. La versione del sistema operativo lanciata nel 2015 non riceverà più aggiornamenti dei Google Play Services, i servizi di sistema che tengono in vita gran parte delle funzioni sugli smartphone Android. Da adesso il punto di partenza minimo diventa la versione successiva, ovvero Android 7 Nougat.
Curioso pensare che proprio Marshmallow si fosse guadagnato un piccolo primato nella storia del robottino verde: la versione con il supporto più lungo di sempre. Undici anni non sono pochi, soprattutto in un settore dove i dispositivi diventano obsoleti nel giro di un paio di stagioni.
Addio ad Android 6, ora si parte da Android 7
A un paio d’anni dalla fine del supporto ad Android 5 Lollipop, tocca quindi a Marshmallow passare la mano. Google ha aggiornato il documento intitolato “Mantieni funzionanti i dispositivi e le app con Google Play Services” sul portale di supporto, mettendo nero su bianco che i servizi ora girano soltanto sui dispositivi con Android 7.0, corrispondente al livello API 24, e versioni più recenti.
Per chi continua a usare uno smartphone fermo ad Android 6, è indubbiamente una notizia poco gradita. Detto questo, considerando che parliamo di un software arrivato sul mercato nel 2015, viene facile immaginare che gli utenti realmente colpiti siano pochissimi. La stragrande maggioranza di chi possiede un telefono Android ha già fatto il salto verso versioni ben più recenti, complice anche il ricambio naturale dei dispositivi.
Requisiti minimi rivisti anche per altre app
Il giro di vite non si ferma ai soli Google Play Services. Da alcune segnalazioni comparse online risulta che il colosso di Mountain View abbia ritoccato i requisiti minimi anche per diverse applicazioni di casa propria. Qualche esempio concreto rende l’idea di come le soglie si siano alzate in modo piuttosto marcato.
Google Foto funziona ora su dispositivi con Android 7 e versioni successive. Google Calendar e Google Drive richiedono invece Android 8. Si sale ulteriormente con YouTube e Google Chrome, entrambi fermi ad Android 10 come base minima. E l’app Google, quella della ricerca, pretende addirittura Android 11.
C’è però un dettaglio che stona un po’ con il resto. La pagina di Gmail sul Google Play Store, al momento, indica ancora come compatibili i dispositivi con Android 6 e versioni successive. Difficile che questa situazione duri a lungo. Con la dismissione dei Google Play Services su Marshmallow, è ragionevole aspettarsi che anche il supporto per l’app di posta venga adeguato nel giro di poco tempo.
Il messaggio complessivo è abbastanza chiaro. Google sta progressivamente alzando l’asticella, spingendo utenti e sviluppatori verso versioni più moderne del sistema operativo. Chi resta indietro con hardware datato rischia di ritrovarsi con app che smettono di funzionare o che non ricevono più aggiornamenti. Per Android 6, dopo undici anni di onorata carriera, la corsa si ferma qui.


