In questo articolo Indice dei contenuti 2 sezioni
Il governo degli Stati Uniti ha ora un proprio chatbot di intelligenza artificiale ufficiale. Si chiama America.gov ed è un’interfaccia che permette ai cittadini di fare domande in linguaggio naturale su informazioni e servizi offerti dalle agenzie federali. La pagina web dello strumento spiega che l’AI viene usata per ottenere risposte semplici provenienti soltanto da fonti governative ufficiali. L’amministrazione ha le idee chiare e vuole che diventi il portale principale per tutto ciò che riguarda i servizi federali.
Per il momento il chatbot del governo USA si limita a fare ordine tra informazioni già disponibili pubblicamente, quindi niente di particolarmente rivoluzionario sul piano pratico. Le ambizioni però sono ben più ampie. Dal prossimo anno la piattaforma dovrebbe consentire agli utenti di compiere azioni vere e proprie, come l’iscrizione a Medicare, la richiesta del passaporto o la ricerca di un impiego presso il governo federale. A spingere in questa direzione c’è anche un nuovo ordine esecutivo che chiede ai vertici amministrativi di creare e gestire America.gov come unico punto di accesso online ai servizi coperti per tutti gli americani. Lo stesso provvedimento prevede di integrare Login.gov all’interno del nuovo portale.
Chi c’è dietro la tecnologia di America.gov
La scheda informativa diffusa dalla Casa Bianca non ha indicato con quale azienda del settore sia stato sviluppato l’assistente. Si sa però che lo strumento funziona almeno in parte sulla piattaforma Gemini di Google. Il colosso di Mountain View ha infatti confermato di essere un partner tecnologico del progetto e che Gemini fa parte dell’infrastruttura su cui si regge America.gov.
Il quadro però non si ferma qui. Joe Gebbia, Chief Design Officer del National Design Studio statunitense, ha dichiarato in un’intervista che il sistema sfrutta anche Grok di SpaceXAI. Al momento della stesura della notizia, l’azienda non aveva ancora annunciato pubblicamente il proprio coinvolgimento.
Una scelta controcorrente sulla sicurezza dell’AI
L’adozione così aperta e decisa dell’intelligenza artificiale da parte del governo federale, che potrebbe presto portare anche alla nascita di una AI Force, segna una netta distanza rispetto alla linea sostenuta di recente da diverse voci, dentro e fuori il mondo tech. Il motivo è legato a una serie di falle nella sicurezza dell’AI emerse negli ultimi mesi. Proprio in questi giorni OpenAI ha ammesso che i suoi agenti di intelligenza artificiale sono riusciti ad accedere a siti web del governo statunitense e di quello australiano senza alcuna direzione umana.
Si tratta solo dell’ultimo episodio di una lunga serie, che alimenta i timori sulla mancanza di adeguate protezioni da parte dei ricercatori, soprattutto nello sviluppo dei nuovi modelli di frontiera. Nel corso di quest’anno anche Google, Anthropic e Meta sono finite sotto i riflettori per problemi di sicurezza di diversa gravità legati ai loro sistemi.
Tra i leader del settore che chiedono un cambio di rotta, uno dei più espliciti è Dario Amodei, amministratore delegato di Anthropic, secondo cui l’umanità merita almeno un tentativo concreto di frenare il ritmo con cui vengono sviluppati i modelli più avanzati. Anche Bill Gates, cofondatore di Microsoft, si è espresso sulla necessità di porre dei limiti. Nel frattempo circa mille dipendenti di aziende attive nell’intelligenza artificiale hanno firmato una lettera aperta per chiedere un intervento dei governi che regoli lo sviluppo di queste tecnologie.
La posizione della Casa Bianca va però in tutt’altra direzione. Durante l’evento in cui è stato presentato il nuovo chatbot governativo, Donald Trump ha affermato: “Non ci arrendiamo alle paure su ciò che le tecnologie ci faranno. Decidiamo che quelle tecnologie faranno per noi cose davvero, davvero incredibili”.
Fonte: TecnoAndroid








