La sfida a Starlink passa dai satelliti, e questa volta a lanciare il guanto è Amazon, che vuole trasformare ogni smartphone in un dispositivo capace di comunicare direttamente con lo spazio. Il colosso di Seattle ha chiesto il via libera per mettere in orbita fino a 5.105 satelliti pensati proprio per portare la connessione dove le antenne tradizionali non riescono ad arrivare. Un progetto ambizioso, che segna un cambio di passo rispetto a quanto visto finora nel settore delle telecomunicazioni.
La copertura mobile ormai è diventata una delle infrastrutture più importanti della vita di tutti i giorni. Eppure, per quanto possa sembrare strano, esistono ancora zone enormi del pianeta dove il segnale semplicemente non c’è. Aree rurali, deserti sconfinati, oceani, luoghi difficili da raggiungere. E poi ci sono le regioni colpite da calamità naturali, dove spesso proprio nel momento del bisogno le comunicazioni saltano del tutto. È qui che entra in gioco la tecnologia satellitare, capace di riempire quei vuoti che le reti terrestri lasciano scoperti.
Cosa cambia con la tecnologia direct-to-mobile
Starlink ha aperto la strada, non c’è dubbio. L’azienda ha portato internet ad alta velocità in posti dove prima era impensabile anche solo pensare di navigare, e lo ha fatto in tempi rapidi. Ora però il gioco si fa più interessante, perché Amazon vuole allinearsi in fretta e proporre la sua alternativa. La differenza sta tutta nel salto tecnologico che si sta preparando. Non parliamo più soltanto di portare la linea dentro le case, con tanto di antenna e ricevitore installati, ma di qualcosa di più diretto.
L’idea è quella del direct-to-mobile, ossia la possibilità di collegare lo smartphone direttamente ai satelliti, senza passaggi intermedi. In pratica il telefono che quasi tutti hanno in tasca diventerebbe capace di dialogare con lo spazio, anche laddove non esiste nessuna torre cellulare nel raggio di chilometri. Un’ipotesi che fino a poco tempo fa sembrava roba da film di fantascienza e che invece si sta avvicinando alla realtà più in fretta del previsto.
A muovere le pedine è Amazon Leo, la società del gruppo che si occupa di questo tipo di servizi. È proprio questa divisione ad aver presentato la richiesta alla Federal Communications Commission, l’ente statunitense che regola le telecomunicazioni, per ottenere l’autorizzazione a lanciare in orbita quei 5.105 satelliti dedicati ai servizi direct-to-mobile. Un numero che dà l’idea delle dimensioni del progetto e di quanto Amazon voglia fare sul serio in questo campo.
Il confronto con Starlink, a questo punto, appare inevitabile. Da una parte c’è chi ha già costruito una rete funzionante e collaudata, dall’altra c’è un gigante del commercio elettronico che ha tutte le risorse per recuperare terreno in tempi ragionevoli. La corsa allo spazio applicata alle comunicazioni mobili è appena cominciata, e vedere due nomi di questo calibro battersi per lo stesso obiettivo lascia intuire quanto valga la posta in gioco.


