Vai al contenuto
Offerte

Amazon distrugge libri rari per addestrare l’IA: ecco la prova

In questo articolo Indice dei contenuti 2 sezioni

Un AirTag nascosto dentro un volume antico ha fatto quello che mesi di sospetti non erano riusciti a fare, cioè dimostrare che Amazon compra grandi lotti di libri rari, li smonta, ne scansiona le pagine e poi butta via quel che resta, tutto per alimentare i propri modelli di intelligenza artificiale. Da circa un anno i librai avevano l’impressione che qualcosa non tornasse, con ordini all’ingrosso improvvisamente generosi e acquirenti che non facevano domande sul valore dei volumi. Mancava la prova. Ora c’è, ed è arrivata da un venditore che ha accettato di infilare il localizzatore in un libro finito in una spedizione di gruppo.

Il segnale si è fermato a Las Vegas, dentro una struttura dedicata all’addestramento dell’IA di Amazon. Lì lavora una squadra il cui compito è staccare i libri dalla costola e passare le pagine allo scanner. Sulla porta del magazzino di quel team, chiamato VGT3, campeggia un logo con un Tyrannosaurus rex che si prepara a divorare un libro, dettaglio che suona quasi provocatorio considerando le polemiche degli ultimi mesi sulla scansione distruttiva.

Amazon glissa, ma i conti tornano

L’azienda non ha voluto commentare nel merito e si è limitata a una frase piuttosto neutra, secondo cui acquista libri attraverso canali commerciali per sviluppare e migliorare i prodotti e i servizi usati dai clienti. Dell’addestramento dei modelli, nessuna traccia nella dichiarazione. Il contesto però parla da sé. Amazon sta costruendo quelli che considera modelli di frontiera, e per restare nella stessa corsia di Google, OpenAI o Anthropic serve una quantità enorme di testo originale che nessun altro abbia già usato. I dati di addestramento sono diventati un segreto industriale, custodito con cura, e i libri rari difficili da reperire rappresentano esattamente il tipo di materiale che nessun concorrente possiede. Vantaggio non banale, tra l’altro, visto che rivali come Anthropic e xAI hanno dichiarato pubblicamente di non addestrare i propri sistemi su volumi rari o antichi.

Che il bisogno fosse concreto lo suggeriscono anche le conversazioni dei lavoratori di VGT3 su alcuni forum online. All’inizio di quest’anno, raccontano, Amazon era rimasta a corto di libri da scansionare, e il timore era che il magazzino potesse chiudere. A un certo punto le scorte si sarebbero azzerate del tutto. La struttura invece è ancora operativa, e ora si sa perché arrivano lotti di volumi antichi che vengono smontati in serie. C’è chi trova la cosa insopportabile, come Michael Burry, che ha definito la pratica il male incarnato, e chi invece la vive come un impiego tranquillo con orari flessibili, secondo quanto scritto dagli stessi addetti.

La caccia agli ISBN e il dilemma dei librai

L’indagine ha rafforzato un’altra ipotesi che circolava tra gli operatori del settore. Dopo una stagione di vendite da record, molti avevano notato che gli acquirenti sembravano interessati soprattutto ai volumi dotati di codice ISBN, come se stessero spuntando una lista. I lavoratori del magazzino risultano addestrati a scansionare prima il codice a barre o l’ISBN e solo dopo il libro, il che dà forza all’idea che le aziende di IA stiano provando a passare metodicamente al setaccio ogni volume stampato al mondo seguendo l’elenco dei codici.

Per i librai il guadagno è reale, ma il nodo etico resta pesante. Sanno valutare un volume antico, ne conoscono la storia, e vedono che chi compra salta completamente quel passaggio, alla ricerca di ISBN unici e a basso costo. I libri finiti nel tritacarne non sono le prime edizioni celebri dalle quotazioni alte, piuttosto opere vecchie di scarso valore economico, testi mai tradotti da lingue oggi poco usate, edizioni troppo poco popolari per essere state distribuite ampiamente. Cose che, come ha spiegato il venditore autore dell’esperimento con l’AirTag, possono avere valore storico, intellettuale, affettivo. Alle aziende di intelligenza artificiale tutto questo non interessa, vogliono soltanto il contenuto, parole messe una dopo l’altra.

Anche tra gli appassionati la discussione si è accesa, con chi ricorda che quei volumi stavano prendendo polvere sugli scaffali da decenni e chi ribatte che dettagli minimi e persino intuizioni storiche importanti andranno persi, perché nessuna azienda condividerà mai il contenuto di ciò che ha scansionato. Il libraio scozzese Derek Walker ha posto una distinzione che pesa, tra testi accademici poco noti che non mancheranno a nessuno e opere antiche che potrebbero essere l’unico esemplare sopravvissuto di un’edizione. Se un volume del genere venisse acquistato per essere distrutto dopo essere arrivato fino a qui, dice, il problema sarebbe di ordine diverso.

Condividi:
123 Condivisioni