In questo articolo Indice dei contenuti 2 sezioni
Alibaba ha deciso di uscire del tutto dallo sviluppo di videogiochi, cedendo Lingxi Games alla società di private equity asiatica Trustar Capital per una cifra che parte da 1,4 miliardi di euro e che, secondo chi conosce il dossier, potrebbe superare 1,8 miliardi. L’operazione è stata annunciata ai dipendenti con un memo interno firmato lunedì dall’amministratore delegato dello studio, Zhou Bingshu, e serve a un obiettivo molto preciso: liberare liquidità per il programma di infrastrutture legate all’intelligenza artificiale che il gruppo cinese sta portando avanti da mesi.
Nel memo Zhou spiega che la cessione risponde a una migliore messa a fuoco delle priorità strategiche del gruppo. Nessun accenno al prezzo, alla data prevista per la chiusura o a eventuali condizioni regolatorie. Zhou e il suo team di gestione resteranno al loro posto anche sotto la nuova proprietà. Né Alibaba, né Lingxi, né Trustar hanno risposto alle richieste di commento.
Perché Alibaba vende proprio adesso
Il conto da pagare è alto. A febbraio dello scorso anno il gruppo si era impegnato a investire almeno 380 miliardi di yuan, circa 49 miliardi di euro al cambio di allora, in cloud e infrastrutture AI nell’arco di tre anni. Una cifra che, per ammissione della stessa azienda, superava tutto quanto era stato speso in intelligenza artificiale e cloud nel decennio precedente messo insieme. A maggio l’amministratore delegato Eddie Wu ha detto agli analisti che quel budget sarebbe stato sforato, vista la spesa reale per costruire i data center. L’obiettivo dichiarato è arrivare a 92 miliardi di euro di ricavi generati dall’AI entro cinque anni.
Per finanziare tutto questo, il gruppo sta smontando pezzi del proprio impero. Alla fine del 2024 aveva già venduto le partecipazioni nella catena di ipermercati Sun Art e nel gruppo di grandi magazzini Intime, incassando complessivamente circa 2,4 miliardi di euro. A gennaio è emerso che è in preparazione anche la quotazione in Borsa di T Head, la divisione che progetta chip, altra strada per raccogliere capitali destinati allo stesso programma. T Head è responsabile dell’acceleratore PPU, quello che la televisione di Stato cinese a settembre ha messo a confronto con l’H20 di Nvidia, e il suo silicio è centrale nel piano di far girare una fetta crescente del cloud aziendale su hardware prodotto in casa.
Cosa era Lingxi Games e chi la compra
Con sede a Guangzhou, Lingxi Games deve la sua notorietà soprattutto a Three Kingdoms: Strategy Edition, gioco di strategia multiplayer per dispositivi mobili sviluppato insieme alla giapponese Koei Tecmo. Due fonti rimaste anonime raccontano che lo studio era sul mercato da parecchio tempo. Un tentativo di raccolta fondi avviato alla fine del 2023 si era arenato dopo che Pechino aveva proposto regole più rigide per il settore del gaming online, uno scossone che all’epoca aveva raffreddato gli entusiasmi di parecchi investitori.
Trustar Capital, che prima si chiamava CITIC Capital, è un fondo di private equity concentrato sull’Asia. Nel memo Zhou lo descrive come un partner dotato delle risorse di settore necessarie per accompagnare lo studio nella fase successiva. Il passaggio di mano riguarda l’intera quota detenuta dal gruppo di Hangzhou, quindi non si tratta di un disimpegno parziale ma di un’uscita completa dalla produzione interna di videogiochi.
Quello che resta del business rivolto ai consumatori si concentra ora su due gambe: il commercio elettronico e il chatbot Qwen, il cui gruppo dirigente all’inizio di quest’anno ha stimato sotto il 20% le probabilità che le aziende cinesi riescano a superare OpenAI e Anthropic. Una valutazione che dà la misura di quanto sia considerata ripida la salita, anche mentre si spostano miliardi da un settore all’altro per provarci.









