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Alexa smaschera le truffe via SMS: ecco come funziona

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Chiedere ad Alexa se un messaggio arrivato via SMS sia davvero di Amazon oppure l’ennesimo tentativo di truffa adesso si può fare, almeno negli Stati Uniti. Amazon ha integrato dentro Alexa for Shopping uno strumento di verifica che nasce da un numero piuttosto eloquente: ogni anno circa 360.000 persone contattano il servizio clienti per porre esattamente la stessa domanda, ovvero se quella comunicazione ricevuta sia autentica. Un dato che racconta bene quanto le truffe per impersonificazione siano diventate un problema quotidiano e quanto sia diventato complicato, per chi non ha dimestichezza, riconoscere un falso ben confezionato.

Il meccanismo non richiede competenze particolari. Si descrive ad Alexa il messaggio ricevuto, indicando da dove è arrivato, quando e cosa diceva. A quel punto il sistema incrocia quelle informazioni con l’archivio di tutte le comunicazioni che Amazon ha effettivamente inviato a livello globale, guardando mittente, contenuto, orario e formato. La risposta arriva in pochi secondi.

Le tre risposte possibili di Alexa

Gli esiti previsti sono tre e sono piuttosto netti. Se il messaggio risulta autentico, Alexa conferma che si tratta di una comunicazione ufficiale e fornisce anche i dettagli: tipologia, fonte, data e ora, con l’aggiunta di qualche consiglio per mettere in sicurezza l’account, per esempio l’attivazione delle passkey. Se invece non corrisponde ad alcuna comunicazione reale, l’assistente lo dice chiaramente e raccomanda di non cliccare su nessun link, di non rispondere e di rivolgersi ad Amazon tramite la pagina amazon.com/support. Terza opzione: quando la verifica non è possibile con certezza, lo strumento chiede informazioni più precise oppure indirizza verso canali alternativi.

Ogni risposta porta con sé anche un promemoria di sicurezza, tra cui il fatto che Amazon non chiede mai password, codici monouso o dati personali sensibili per telefono. C’è poi un aspetto meno visibile ma non secondario: ogni richiesta di verifica viene segnalata automaticamente al team di protezione degli utenti, alimentando un sistema di intelligence pensato per individuare e bloccare i truffatori.

Le domande che si possono rivolgere all’assistente sono formulate in linguaggio normale, senza formule particolari. Qualcosa come “Amazon mi ha mandato un SMS su un problema di consegna ieri?” oppure “Ho ricevuto un messaggio WhatsApp che dice che il mio account è bloccato, lo ha mandato Amazon?”. Lo strumento è progettato per coprire qualsiasi canale: email, SMS, telefonate, messaggi su app di terze parti.

Non solo Alexa: gli altri canali di verifica

Amazon aveva già messo in campo altre soluzioni prima di questa. La più nota è verify@amazon.com, un indirizzo email a cui chiunque, anche chi non è cliente, può inoltrare un messaggio sospetto per ricevere una risposta di verifica. Esiste inoltre un modulo dedicato all’interno delle pagine di assistenza clienti. I tre strumenti coprono scenari differenti e si rivolgono a persone con abitudini diverse, il che ha una sua logica: c’è chi preferisce parlare, chi scrivere una mail, chi compilare un form.

Al momento la funzione integrata in Alexa for Shopping è attiva soltanto negli Stati Uniti, con un’espansione ad altre regioni prevista in futuro senza date precise. Gli altri due metodi, al contrario, sono già disponibili a livello globale. Considerando quanto siano diffuse anche in Italia le truffe via SMS e le impersonificazioni di marchi conosciuti, l’arrivo in Europa sarebbe più che benvenuto.

Il vero elemento distintivo di questa soluzione sta in una cosa piuttosto semplice. Gli strumenti generici anti phishing lavorano su URL sospetti o su schemi linguistici ricorrenti nei tentativi di frode, quindi su indizi indiretti. Amazon invece può confrontare il messaggio segnalato con il proprio archivio interno di comunicazioni realmente spedite, che è un vantaggio strutturale impossibile da replicare per qualsiasi servizio di terze parti. Nessun altro possiede quell’elenco, e senza quell’elenco la verifica resta una stima probabilistica invece che una risposta certa.

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