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La Cina ha deciso di usare le sue auto elettriche come una gigantesca batteria diffusa, e non si tratta più di un esperimento di nicchia. L’idea è semplice da raccontare e complicatissima da realizzare: trasformare 100 milioni di veicoli a batteria in accumulatori mobili collegati alla rete, capaci di assorbire energia quando costa poco e restituirla quando la domanda schizza. Tutto ruota attorno alla tecnologia V2G, sigla che sta per Vehicle to Grid, ovvero il flusso di elettricità che va dal veicolo alla rete e non solo nella direzione opposta.
Il percorso è cominciato nel 2024, quando Pechino ha avviato 30 programmi pilota in nove città, tra cui la capitale stessa, Shanghai e Shenzhen. L’obiettivo dichiarato era duplice: alleggerire la pressione sul sistema elettrico nazionale e capire se attorno a questa funzione potessero nascere modelli di business interessanti per automobilisti e gestori delle colonnine. I risultati devono essere stati convincenti, perché quella sperimentazione è diventata una politica di Stato a tutti gli effetti, inserita nel nuovo piano quinquennale.
Un piano quinquennale che ridisegna la rete elettrica cinese
Il documento si chiama Quindicesimo Piano Quinquennale per lo Sviluppo di un Nuovo Sistema Elettrico e copre il periodo 2026-2030. Dentro ci sono numeri che fanno impressione: oltre 620 miliardi di euro destinati alle infrastrutture di rete e la costruzione di 40 milioni di punti di ricarica in tutto il Paese, di cui 300.000 ad alta potenza. Servono a sostenere il funzionamento di più di 110 milioni di veicoli elettrici previsti in circolazione.
La parte più sorprendente resta però quella dedicata al V2G. La Cina punta a integrare 50 gigawatt di capacità di carica flessibile entro il 2030, quattro volte tanto rispetto a oggi nell’arco di cinque anni. Il meccanismo funziona così: le vetture si ricaricano nelle ore di bassa domanda, quando l’elettricità costa meno, e nei momenti di picco rilasciano parte dell’energia immagazzinata verso la rete. Milioni di batterie diventano quindi una risorsa energetica distribuita, utile a stabilizzare il sistema. Diverse città cinesi lo hanno già verificato sul campo.
Adesso tocca ai costruttori adeguarsi, e qualcuno si è mosso in anticipo. BYD ha completato i test di compatibilità e dichiara di poter equipaggiare l’intera gamma con questa funzione, in base a quanto chiederà il mercato. GAC Group ha costruito una rete di microreti V2G distribuita su 213 città, con l’ambizione di superare 1,5 milioni di kWh di energia scaricata entro il 2026. NIO ha invece integrato la tecnologia nelle stazioni di sostituzione batteria di quinta generazione, con progetti pilota a Pechino, Shanghai, Shenzhen e Hefei.
Costi, degrado e standard: gli ostacoli veri
Gli intoppi, però, sono sempre gli stessi e non sono banali. I caricatori bidirezionali costano parecchio, tra 1.950 e 2.600 euro, e i modelli compatibili restano pochi, praticamente solo alcune vetture di BYD, NIO e GAC Aion. Poi c’è il timore che continua a frenare gli automobilisti, cioè il degrado della batteria dovuto ai cicli aggiuntivi di carica e scarica. Un rapporto di Fortune Business Insights indica proprio questa preoccupazione come una delle barriere principali dal punto di vista dei consumatori.
C’è anche una questione tecnica meno visibile ma altrettanto pesante. Lo standard internazionale di comunicazione che regola il trasferimento bidirezionale di energia tra veicoli elettrici e colonnine con connettori CCS, la norma ISO 15118-20 del 2022, ha subito modifiche negli anni successivi e non è ancora applicata in modo uniforme ovunque.
Si aggiungono le differenze regionali nei codici e nelle regolamentazioni delle reti elettriche, che di fatto vincolano l’uso della ricarica bidirezionale a un singolo Paese o area geografica. Un’auto pensata per funzionare in V2G in Cina non è detto che possa fare lo stesso altrove. L’armonizzazione dei codici di rete e una standardizzazione più solida dei protocolli di comunicazione, come propone l’UNECE, sono considerate la strada per rendere davvero interoperabili veicoli, caricatori e operatori del mercato energetico su scala globale.








