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AI e stampa 3D usate in diversi interventi alla colonna vertebrale
La chirurgia di fusione cervicale convenzionale prevede, infatti, l’utilizzo di protesi standardizzate. Le quali sono efficaci, ma spesso poco aderenti alle specificità individuali. Tale limite può influire sull’allineamento della colonna, sui tempi di recupero e, in alcuni casi, rendere necessari interventi successivi. L’impianto personalizzato, al contrario, punta a migliorare la compatibilità. Oltre che ridurre le complicanze e accelerare la riabilitazione.
Gli specialisti sottolineano che le applicazioni non si limitano alla colonna vertebrale. La stessa metodologia, infatti, potrebbe in futuro essere adottata per altre articolazioni. Come, ad esempio, anca e ginocchio. Il tutto con l’obiettivo di sostituire progressivamente i modelli standard. Al posto dei quali arriverebbero dispositivi realizzati ad hoc realizzati sulla base delle necessità dei singoli pazienti.
L’esperimento di San Diego viene considerato un punto di partenza per verificare l’efficacia e la sicurezza di tale tecnologia in un numero più ampio di pazienti. Se confermata, la tecnica potrebbe aprire la strada a una trasformazione strutturale della chirurgia ortopedica e spinale. Un settore della medicina che risulta orientato sempre di più verso soluzioni personalizzate. Non resta dunque che attendere e scoprire i primi risultati ottenuti da tale tecnologia.










