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L’integrazione tra Adobe e ChatGPT fa un salto notevole con un aggiornamento che porta oltre 70 funzioni creative e produttive direttamente nel chatbot. La notizia è arrivata giovedì e riguarda soprattutto i nuovi strumenti di editing foto e video, pensati per chi lavora sui contenuti e vuole evitare di saltare continuamente da un’app all’altra.
Fino a poco tempo fa nel chatbot erano disponibili solo pochi plugin di Adobe. Adesso c’è un plugin unificato che semplifica parecchio le cose. Si possono applicare modifiche in blocco, cioè assegnare uno stile a più foto in una sola volta, e ridimensionare i contenuti già pronti per adattarli alle varie piattaforme online. C’è anche l’accesso ad Adobe Stock, la libreria di immagini dell’azienda, per ottenere licenze mentre si sta creando all’interno di ChatGPT.
Fino a oggi modificare le immagini nel chatbot dipendeva quasi tutto dal testo. In pratica si diceva a ChatGPT quali aggiustamenti fare e lui li applicava. Ora invece entrano in gioco elementi più interattivi, come la possibilità di usare e personalizzare un modello di Express oppure sfruttare un contagocce per scegliere la tonalità giusta di colore.
Flussi di lavoro che passano da un formato all’altro
Un altro aspetto interessante riguarda i flussi di lavoro incrociati. Adobe per ChatGPT permette di muoversi tra formati diversi, quindi si può caricare un foglio di calcolo e far usare ad Acrobat quelle informazioni per creare un PDF con i dati principali. Roba comoda, soprattutto per chi ogni giorno si ritrova a fare operazioni ripetitive.
L’obiettivo dichiarato è dare ai creatori più strumenti senza costringerli a uscire dal chatbot o a perdere tempo con compiti noiosi. Lo ha spiegato Deepti Pradeep, responsabile del prodotto per questo progetto. Ridimensionare più volte lo stesso contenuto dentro Photoshop non è certo divertente, ha ricordato, e chi crea contenuti ha già abbastanza lavoro sulle spalle. “Vogliamo offrire un’esperienza piacevole che aggiunga davvero valore ai tipi di flussi di lavoro che vogliono completare” ha detto Pradeep. “E se mai avessero voglia di entrare nel nostro ecosistema di app Adobe, quella resta sempre un’opzione, per fare di più nell’app che preferiscono”.
Come si attiva e cosa cambia in base al piano
Adobe per ChatGPT si usa già ora aggiungendo un “@Adobe” nel prompt. Con un abbonamento Adobe, gratuito o a pagamento, conviene fare il login al proprio account per sbloccare più strumenti e limiti di utilizzo più alti. Si può creare anche da ospite, senza account, ma con meno opzioni a disposizione. I limiti di generazione dipendono dal piano ChatGPT sottoscritto. Più si paga, più si può creare. Chi lavora a progetti professionali farà bene a modificare le impostazioni del chatbot per evitare l’addestramento del modello AI, andando su Impostazioni, poi Controlli dati e disattivando la voce “Migliora il modello per tutti”.
Nel frattempo Adobe sta aggiungendo assistenti AI a Photoshop ed Express. Il suo hub dedicato all’intelligenza artificiale, Firefly, sta ampliando le sue capacità creative e ha già alcuni agenti AI in beta, capaci di gestire compiti in autonomia. Va detto però che molti creativi professionisti sono nettamente contrari all’AI generativa e non ne vogliono traccia nei loro flussi di lavoro. Le aziende del settore, OpenAI compresa, investono da anni in generatori di immagini e video basati sull’intelligenza artificiale. Gli aggiornamenti più recenti però si sono spostati verso l’idea di portare strumenti di design professionali agli utenti dei chatbot. Un esempio è Claude Design, aggiornato di recente per permettere alle aziende di integrare i propri sistemi di design, così i dipendenti possono usare l’AI per creare siti e app in linea con l’immagine del marchio.










