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Il caro carburanti torna a pesare in modo consistente sui bilanci di famiglie e imprese italiane e il governo valuta di intervenire di nuovo con le accise mobili per contenere i rincari alla pompa. Con la recente scadenza dello sconto di 6,1 centesimi sul gasolio, il prezzo medio del diesel in modalità self service ha registrato un nuovo balzo fino a toccare quota 2,261 euro al litro.
La fine dello sconto è arrivata insieme a un altro nodo ancora aperto, cioè la mancata pubblicazione del decreto attuativo sulle accise mobili. Due elementi che hanno provocato la reazione immediata delle associazioni dei consumatori e delle forze politiche di opposizione. Una pressione che ha spinto l’esecutivo a ragionare su possibili contromisure per frenare la corsa dei prezzi ai distributori.
Meloni e il meccanismo delle accise mobili
A intervenire direttamente sulla questione è stata la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, durante la conferenza stampa a margine del vertice Med9 a Spalato. La premier ha delineato la linea del governo con queste parole: «Noi siamo sempre pronti ovviamente a intervenire di nuovo, particolarmente con il meccanismo delle accise mobili. Noi abbiamo perfezionato questo meccanismo per cui all’aumento del prezzo del carburante la maggiore Iva che entra viene messa da parte e utilizzata, nel caso, per riabbassare il prezzo, tagliando le accise».
Il funzionamento quindi è abbastanza lineare. Quando il costo del carburante sale, lo Stato incassa più Iva e quell’extra gettito viene accantonato per poi essere usato in un taglio delle accise. Meloni ha anche indicato quante risorse ci sono sul piatto: «Al mese di settembre noi abbiamo circa 170 milioni che possono essere spesi con questo obiettivo, quello su cui ci stiamo interrogando è se sia più efficace spendere queste risorse in questo momento nel quale, comunque, ci sono delle misure di contenimento o tenerle come provvista per quando quelle misure di contenimento dovessero terminare».
Nel suo intervento la premier ha poi richiamato l’importanza delle politiche di price cap adottate dai gruppi petroliferi, spiegando che molto dipende anche dalla tenuta di questo tetto. L’auspicio espresso da Meloni è che nelle ore successive il cap possa essere pienamente ripristinato. La risposta delle compagnie non si è fatta attendere. Il gruppo Eni ha comunicato ufficialmente che «condivide le necessità espresse dal Presidente del Consiglio e sta applicando, e applicherà, una politica commerciale responsabile», con l’obiettivo dichiarato di «mantenere i prezzi a un livello sostenibile».
Le valutazioni del Mef e le critiche dell’opposizione
Mentre Palazzo Chigi esamina con attenzione le opzioni per trovare le coperture finanziarie necessarie, anche il viceministro all’Economia Maurizio Leo ha confermato che il dossier è aperto. «Ci stiamo ragionando, non c’è una decisione. Ci stiamo lavorando» ha spiegato, lasciando intendere che una scelta definitiva sul taglio delle accise non è ancora stata presa.
Sul fronte politico intanto le polemiche per i rincari non mancano. La segretaria del Partito Democratico Elly Schlein ha attaccato duramente l’esecutivo: «Cosa sta facendo il governo Meloni per mettere fine alle crisi geopolitiche, alle guerre che stanno avendo ripercussioni profonde sulle tasche degli italiani? La risposta è niente. Noi abbiamo insistito per tassare gli extraprofitti delle società energetiche, anziché rimettersi alla loro clemenza e alla loro buona volontà, e per riattivare il meccanismo delle accise mobili».
Fonte: TecnoAndroid








