Vai al contenuto
Offerte

3I/ATLAS, due studi convergono sull’origine della cometa

In questo articolo Indice dei contenuti 2 sezioni

La cometa interstellare 3I/ATLAS si trova ormai a 1.770.000.000 di chilometri dalla Terra, una distanza che rende bene l’idea di quanto sia stato breve, in termini astronomici, il suo passaggio dalle nostre parti. E mentre si allontana, il lavoro degli astronomi non si ferma. Anzi, è adesso che i dati raccolti durante la visita cominciano a dare risposte, a partire dalla domanda più semplice e insieme più difficile: da dove arriva questo oggetto.

Due nuovi studi hanno affrontato proprio quel nodo, e per la prima volta sembra profilarsi qualcosa che assomiglia a un accordo tra i ricercatori. Non capita spesso con gli oggetti di origine interstellare, che per definizione portano con sé pochissime tracce utili a ricostruire il percorso compiuto prima di incrociare il Sistema Solare.

Perché l’origine di 3I/ATLAS è così difficile da ricostruire

Il problema, per chi prova a risalire alla provenienza di un visitatore interstellare, è che la traiettoria osservata racconta solo l’ultimo tratto di un viaggio lunghissimo. Si vede il passaggio, si misura la velocità, si calcola la direzione da cui l’oggetto è arrivato. Tutto il resto va ricostruito all’indietro, ed è lì che le incertezze si moltiplicano, perché piccole differenze nelle misure iniziali possono tradursi in scenari molto diversi una volta proiettati nel passato.

Per 3I/ATLAS il lavoro è stato reso più interessante dal fatto che l’oggetto è stato seguito con attenzione durante tutto il suo transito, accumulando una quantità di osservazioni che permette analisi più raffinate. I due studi recenti hanno provato a stringere il campo, e il risultato è che le conclusioni convergono invece di allontanarsi. Non è un dettaglio secondario. Quando gruppi diversi, con metodi e dati non identici, arrivano nella stessa direzione, la fiducia nel risultato cresce parecchio.

Cosa resta dopo il passaggio della cometa interstellare

Il transito di una cometa interstellare è un’occasione che non si presenta tutti i giorni, e la comunità scientifica lo sa bene. Ogni ora di osservazione guadagnata mentre l’oggetto era ancora relativamente vicino vale molto di più di qualsiasi tentativo successivo, perché con l’aumentare della distanza la luminosità cala e gli strumenti fanno sempre più fatica a cavare informazioni utili. A 1.770.000.000 di chilometri, quella finestra si è già ridotta parecchio.

Quello che rimane, però, è un archivio di misure destinato a essere spulciato ancora a lungo. Gli studi sull’origine di 3I/ATLAS sono soltanto una parte del lavoro, e arrivano a distanza di mesi dal momento in cui i telescopi puntavano ancora verso l’oggetto. È il modo normale in cui funziona questa ricerca: prima si raccoglie tutto il raccoglibile, poi si analizza con calma, incrociando i risultati con quelli di altri gruppi.

La convergenza verso un consenso sulla provenienza della cometa segna comunque un passo avanti rispetto alle prime settimane, quando le ipotesi erano numerose e le conferme scarse. Gli oggetti che attraversano il Sistema Solare provenendo da altrove restano una categoria rara, e ognuno di essi porta informazioni su ambienti stellari che non potremo mai visitare direttamente. Per questo l’interesse attorno a 3I/ATLAS non si è spento insieme alla sua visibilità, e i due nuovi lavori pubblicati lo dimostrano.

Fonte: TecnoAndroid

Condividi:
76 Condivisioni