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Il cosiddetto RAMageddon, cioè l’impennata dei costi delle memorie che sta stringendo d’assedio l’industria mobile, rischia di cancellare dal mercato oltre 230 milioni di smartphone economici entro il 2030. Le stime arrivano da Counterpoint Research e raccontano una storia meno drammatica nei numeri complessivi di quanto sembri, ma molto più ruvida per chi ha budget ridotti. I volumi globali, infatti, dovrebbero tornare attorno a quota 1,20 miliardi di unità alla fine del decennio, un valore appena sotto quello del 2025. Il punto è come quei volumi verranno distribuiti. La fascia sotto i 180 euro circa, quella che oggi permette a milioni di persone di mettere le mani su un telefono connesso, dovrebbe ridursi di circa il 40%. Nello stesso arco di tempo, i modelli con prezzi superiori a quella soglia crescerebbero del 26%. Detta così sembra una semplice migrazione verso l’alto, ma la realtà è più sfumata.
Perché i telefoni low cost stanno diventando insostenibili
Il nodo sta nei costi dei componenti. Memorie, chipset e moduli vari sono rincarati e su un dispositivo venduto a poche decine di euro ogni aumento pesa in proporzione molto più che su un top di gamma. A questo si somma un’altra dinamica: l’asticella delle specifiche minime per restare competitivi continua a salire. Serve più RAM, serve più spazio, serve il 5G, serve una fotocamera che non faccia rimpiangere il 2015. Tenere tutto dentro un prezzo stracciato diventa un esercizio quasi impossibile per i produttori.
Counterpoint sottolinea che la contrazione non si tradurrà automaticamente in acquisti più costosi. Una parte degli utenti salirà effettivamente di fascia, certo. Altri invece rimanderanno il cambio, tenendosi il telefono che hanno già per un anno o due in più. E poi c’è il mercato dell’usato e del ricondizionato, che si prepara a intercettare una fetta non trascurabile di quella domanda rimasta orfana del nuovo a basso costo. L’effetto più pesante si scaricherà sui Paesi a reddito medio e basso, dove il prezzo dello smartphone resta la vera barriera all’accesso a Internet mobile. Meno offerta in quella fascia significa un passaggio più lento dai telefoni tradizionali ai dispositivi connessi, e una porta d’ingresso più stretta per chi nell’ecosistema mobile non è ancora entrato.
La fascia media diventa il nuovo campo di battaglia
Con il basso costo in ritirata, il baricentro si sposta. La fascia media dovrebbe diventare il terreno principale di scontro tra i produttori, anche se le previsioni la indicano sostanzialmente stabile insieme alla medio alta. A correre davvero sarà il segmento premium, con una crescita annua composta attorno al 7%.
Cosa si porteranno dietro i nuovi modelli intermedi è abbastanza prevedibile: più memoria e più archiviazione, connettività 5G, comparti fotografici migliorati, batterie più generose, supporto software esteso nel tempo e funzioni di intelligenza artificiale eseguite direttamente sul dispositivo, senza passare dal cloud. Un pacchetto che fino a poco tempo fa apparteneva a categorie superiori. Sul fronte alto della piramide la spinta arriva da pieghevoli, sistemi fotografici sempre più sofisticati, tagli di memoria abbondanti e le stesse funzionalità AI. Il peso economico del premium è destinato ad aumentare, anche se in termini di unità vendute resta una nicchia rispetto al resto.
Quando il mercato tornerà a respirare
Il recupero delle spedizioni dovrebbe farsi evidente a partire dal 2028, quando la disponibilità dei componenti e i prezzi al dettaglio troveranno un assestamento. Da lì in poi il quadro dovrebbe stabilizzarsi, ma con una geografia interna diversa da quella attuale. Per i produttori la partita si gioca sulla capacità di presidiare più fasce contemporaneamente, senza lasciare buchi nel listino. Per chi compra, e in particolare per chi ha poco da spendere, la difficoltà sarà un’altra: trovare dispositivi nuovi che restino davvero accessibili. Un mercato delle stesse dimensioni, insomma, ma con meno telefoni economici dentro.
Fonte: TecnoAndroid








