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La vicenda legale che vedeva contrapposti Grindr e migliaia di utenti britannici si chiude con un assegno pesante: 26 milioni di sterline, circa 30 milioni di euro, versati dalla società che gestisce l’app di incontri più conosciuta al mondo tra le persone LGBTQ. Alla base della causa c’era una pratica che difficilmente poteva passare inosservata, ovvero la condivisione con alcune società di advertising di informazioni personali e sensibili degli iscritti, senza che questi avessero mai dato un consenso esplicito. Tra quei dati figurava anche la positività all’HIV, un dettaglio che da solo basta a spiegare perché la faccenda sia finita davanti a un tribunale.
Gli utenti erano rappresentati dallo studio legale Austen Hays, che aveva costruito l’azione collettiva raccogliendo adesioni nel Regno Unito. Il contenzioso era emerso pubblicamente nel 2024 e riguardava un periodo antecedente al 2020, quindi comportamenti ormai archiviati ma con conseguenze tutt’altro che astratte sulla privacy delle persone coinvolte.
Nessuna ammissione di colpa, ma un accordo da 26 milioni di sterline
L’azienda, con sede in California, ha messo per iscritto una posizione piuttosto netta. L’accordo, si legge nella dichiarazione, non prevede alcuna constatazione o ammissione di responsabilità. Pur contestando le accuse, Grindr riconosce e accetta il disagio e la perdita di fiducia espressi da alcuni dei suoi utenti nel Regno Unito in relazione al periodo precedente al 2020. Una formula prudente, com’è normale che sia in questi casi, che permette di chiudere la partita senza sentenze e senza precedenti scomodi.
I soldi verranno divisi in parti uguali tra i circa 12.000 iscritti che avevano aderito alla causa collettiva. Fatti i conti, a ciascuno spettano 2.167 sterline, all’incirca 2.500 euro a titolo di risarcimento. Non una cifra capace di cambiare la vita, ma il valore simbolico di un’azione di questo tipo va oltre l’importo pro capite: passa il principio che i dati relativi alla salute, e in particolare allo stato sierologico, non sono materiale da girare a chi vende pubblicità profilata.
Da app di nicchia a società quotata a Wall Street
La storia della piattaforma aiuta a inquadrare la dimensione del caso. Grindr nasce nel 2009 e negli anni si è imposta come il più grande social network al mondo dedicato alle persone LGBTQ, uno strumento usato quotidianamente per trovare e organizzare incontri. Tra il 2016 e il 2018 il controllo è passato alla società cinese Kunlun, che due anni più tardi ha ceduto tutto all’americana San Vicente per 608 milioni di dollari, quindi circa 560 milioni di euro al cambio dell’operazione.
Nel 2022 è arrivato lo sbarco in Borsa, con la quotazione al New York Stock Exchange. Un salto di categoria che ha portato con sé obblighi di trasparenza e attenzione mediatica ben diversi rispetto agli anni delle startup, e che rende ancora più delicata qualsiasi questione legata alla gestione dei dati sensibili degli utenti.
Sul fronte prodotto, invece, il lavoro più recente ha riguardato l’intelligenza artificiale. La società ha lanciato il pacchetto gAI, che si pronuncia gay eye, un insieme di funzionalità riservate a chi sottoscrive un abbonamento premium. Una direzione ormai comune a buona parte delle app di incontri, che stanno provando a usare gli algoritmi per rendere più efficace il matching e più remunerativi i piani a pagamento. L’accordo raggiunto nel Regno Unito chiude quindi un capitolo aperto sul passato dell’app, mentre le somme destinate ai 12.000 ricorrenti sono già state definite fino all’ultima sterlina.








