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Il nodo Mps si mette in evidenza sicuramente per essere tra i dossier più scottanti da affrontare e risolvere il prima possibile sulla scrivania di Draghi premier.

Tutte le novità sulla questione

Tra l’altro, nell’articolo “Il mercato punta su Draghi per disinnescare la mina Mps” di La Repubblica, firmato Giovanni Pons, viene ricordato come fu proprio Mario Draghi, a quei tempi governatore della Banca d’Italia, a dare l’ok all’operazione con cui Monte dei Paschi acquistò Antonveneta a “un prezzo esagerato, 9 miliardi di euro, per qualcuno all’origine dei problemi che hanno poi determinato la crisi della banca”.

La stessa cosa viene ricordata da Il Fatto Quotidiano, nell’articolo che riassume il peccato originale della banca: “Mps, 23 miliardi di perdite in 10 anni. Dossier incandescente nelle mani di Draghi che nel 2007 autorizzò l’acquisizione di Antonveneta”.

Considerando l’ultima maxi perdita sofferta nel 2020 anno del Covid, “le perdite accumulate da Mps negli ultimi 10 anni toccano i 23,5 miliardi di euro, in pratica sono andati in fumo 6,5 milioni di euro al giorno – si legge nell’articolo de Il Fatto Quotidiano – Otto degli ultimi dieci esercizi si sono chiusi con il segno meno nell’ultima riga del conto economico”. Quale futuro si profilo per la banca senese, con il governo Draghi?

Da un lato, il nome Draghi garanzia dei mercati potrebbe/dovrebbe rassicurare UniCredit nella nuova era che sarà inaugurata dall’imminente insediamento del nuovo AD Andrea Orcel. Reuters riporta quanto riportato da una fonte vicina al dossier, ovvero che “il Tesoro si aspetta che l’ex presidente della Bce appoggi i piani per ri-privatizzare Mps, così che la banca non diventi un peso permamente sui contribuenti”.

L’articolo riporta anche il commento di Andrea Resti, professore dell’Università Bocconi di Milano e consulente del Parlamento europeo sulla supervisione delle banche:

“Draghi ha la credibilità e l’autorità per convincere gli azionisti di UniCredit sul fatto che un ipotetico accordo (con Siena) potrebbe essere nel loro interesse“.

Ma, tra le varie questioni, ricorda Reuters, c’è quella che avrebbe visto Orcel riferire al Mef (principale azionista di Mps con una partecipazione del 64%) di essere più interessato a Banco BPM che non al Mps, a dispetto della dote fiscale prevista nella legge di bilancio del 2021 per le operazioni di M&A e, anche, dell’offerta del Tesoro di accollarsi altri 14 miliardi di crediti deteriorati di Piazza Gae Aulenti.

Un matrimonio tra UniCredit e Banco BPM, secondo i calcoli degli analisti di JP Morgan, avrebbe una quota di mercato superiore al 20% nel mercato del nord Italia, rivaleggiando contro la quota di Intesa SanPaolo che, con l’acquisizione di Ubi Banca, è diventata la vera Big delle banche italiane.

In termini di filiali, gli stessi esperti di JP Morgan hanno calcolato che Mps aumenterebbe la quota di mercato di UniCredit al 17% circa, non lontano dalla quota del 19% che UniCredit conquisterebbe inglobando Banco BPM. Viene ricordato anche come, nei giorni scorsi, non sia stata esclusa l’opzione di una fusione a tre UniCredit-Mps-Banco BPM.

Al di là dei vari calcoli, l’articolo di Pons su La Repubblica sottolinea, parlando degli ostacoli alle nozze tra Mps e UniCredit nonostante la garanzia Draghi, che non deve essere dato affatto scontato il sì di Bruxelles a un matrimonio più o meno forzato tra una banca italiana e il Monte di Stato per salvare le sorti di quest’ultimo.