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La multa a X inflitta dall’Unione europea si è trasformata in un caso diplomatico. L’amministrazione Trump ha deciso di schierarsi apertamente con Elon Musk contro la sanzione da 120 milioni di euro comminata alla piattaforma, l’ex Twitter, per aver violato il Digital Services Act. Il tutto arriva proprio mentre la Commissione europea presenta ufficialmente l’Eu Kids Act, un passaggio chiave nella nuova fase in cui Bruxelles e i singoli Stati membri vanno all’attacco degli abusi dei social network. Sullo sfondo c’è anche un altro colosso, TikTok, che ha scelto una strada molto diversa e ha preferito pagare.
Perché l’Europa ha multato X e cosa c’entra Washington
La sanzione risale allo scorso dicembre e nasce da tre contestazioni precise legate alla trasparenza. La prima riguarda la spunta blu, cioè il profilo verificato, che secondo Bruxelles verrebbe concessa in modo ambiguo, senza controllare a fondo l’affidabilità e l’autorevolezza di chi la ottiene. Poi c’è il registro degli annunci pubblicitari, giudicato poco chiaro: non si capisce bene quali messaggi circolino, con quale scopo, a quale pubblico si rivolgano e come distinguerli dai normali post di informazione. Infine il social di Musk non avrebbe rispettato l’obbligo di aprire i dati pubblici ai ricercatori qualificati, che grazie a queste informazioni possono individuare fonti di disinformazione, manipolazioni dell’opinione pubblica e tentativi di frode. Il Digital Services Act serve proprio a questo, cioè a garantire la massima chiarezza possibile nella gestione di social, app e motori di ricerca.
La reazione del proprietario della piattaforma non si è fatta attendere. Con un secco «Stronzate» pubblicato su X, Elon Musk ha bollato l’Unione come un potere liberticida, censorio e antidemocratico, annunciando poi il ricorso. Dopo il sostegno espresso dal vicepresidente JD Vance, sempre attraverso il social, adesso si muove l’intera amministrazione Trump. Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha infatti presentato una richiesta al Tribunale generale dell’Ue, uno dei due rami della Corte di giustizia europea, per affiancare X e ottenere l’annullamento del provvedimento. Le indagini di Bruxelles sono andate avanti per due anni. Da Trump fino a Brett Shumate, assistente procuratore generale, Washington parla di un presunto accanimento europeo contro le aziende tecnologiche americane.
Da quando Musk l’ha acquistata, del resto, la piattaforma è finita spesso al centro delle polemiche per la crescita di contenuti ultranazionalisti, sessisti e di disinformazione. Nel mirino è finito anche Grok, l’intelligenza artificiale di X, usata per creare nudità artificiali e post che spettacolarizzano la violenza.
TikTok sceglie di pagare, tra Regno Unito e Alabama
Se Musk alza i toni, TikTok ha preferito chiudere la partita con il governo britannico. La sanzione colpisce TikTok Information Technologies UK Limited e TikTok Inc., le due società con cui la cinese ByteDance opera nel Regno Unito, e ammonta a 12,7 milioni di sterline, circa 15 milioni di euro. A contestare le violazioni è stato l’Ico, il Garante britannico per la protezione dei dati, secondo cui l’app non avrebbe impedito l’accesso ai bambini sotto i 13 anni senza il consenso dei genitori. In più non avrebbe spiegato con chiarezza come venivano raccolti e profilati i dati di bambini e preadolescenti, il tutto tra il 2018 e il 2020.
L’azienda ha ritirato il ricorso spiegando che l’indagine riguardava un periodo precedente all’introduzione di controlli più severi su sicurezza e trasparenza. Nel Regno Unito il social dei video virali conta 30 milioni di utenti e l’Ico continuerà comunque a indagare sull’uso della piattaforma da parte dei minori in anni più recenti.
Anche negli Stati Uniti arriva un accordo. TikTok ha raggiunto un’intesa con lo Stato dell’Alabama per versare almeno 100 milioni di dollari, circa 90 milioni di euro, e introdurre nuove restrizioni per gli adolescenti, evitando così un processo che sarebbe dovuto partire lunedì. Tra le misure previste ci sono limiti al tempo trascorso sull’app, blocchi durante le ore notturne e sistemi di verifica dell’età più robusti. L’Alabama aveva fatto causa ad aprile del 2025, accusando la società e la casa madre ByteDance di aver ingannato i genitori sulle tutele per proteggere i ragazzi dai contenuti dannosi e di aver progettato l’applicazione per creare dipendenza nei più giovani. La cifra potrebbe salire fino a 300 milioni di dollari, circa 260 milioni di euro, se altri 40 procuratori generali statali firmeranno accordi simili entro un periodo stabilito.
Fonte: TecnoAndroid








