Vai al contenuto
Offerte

Windows, licenze più care: i PC nuovi costeranno di più

In questo articolo Indice dei contenuti 2 sezioni

Chi pensava che il peggio fosse passato dovrà ricredersi, perché il costo delle licenze Windows sta per salire e la conseguenza è piuttosto semplice da immaginare: comprare un PC nuovo costerà di più. Microsoft ha ritoccato verso l’alto il tariffario destinato ai produttori, quelli che installano il sistema operativo sulle macchine prima ancora che arrivino sugli scaffali, e l’aumento arriva fino al 10%. Non è una cifra enorme in valore assoluto, ma cade nel momento peggiore possibile.

Il punto è proprio questo. Il mercato dei computer sta già affrontando una fase complicata, con i prezzi di RAM e SSD schizzati verso l’alto in maniera che definire anomala è quasi generoso. Chi ha provato ad assemblare o acquistare una macchina di recente lo sa bene, le memorie sono diventate una delle voci di spesa più pesanti dell’intera configurazione. Adesso ci si mette anche il costo del software preinstallato.

Cosa cambia davvero per chi compra un computer

L’aumento riguarda le licenze OEM, cioè quelle che i produttori acquistano in blocco da Microsoft per equipaggiare i propri prodotti con Windows 11 già installato. Non è il tipo di licenza che il singolo utente compra in negozio, ma il meccanismo funziona a cascata: se il costruttore paga di più, quel sovrapprezzo finisce quasi sempre nel cartellino finale. Nessuno assorbe volentieri un rincaro, soprattutto in un settore dove i margini sui portatili di fascia media sono già sottili.

Va detto che parliamo di una percentuale che, applicata al costo di una licenza, non trasforma un notebook da 700 euro in un prodotto di lusso. Il problema è la somma. Memorie più care, unità di archiviazione più care, e ora anche il sistema operativo. Sono tre spinte nella stessa direzione, e messe insieme fanno la differenza tra un acquisto ragionevole e uno che conviene rimandare.

Il contesto del caro memorie e il timing della scelta

La decisione di Microsoft arriva mentre il comparto hardware attraversa una delle fasi più tese degli ultimi anni. Il cosiddetto caro memorie non è un fenomeno passeggero legato a una singola fornitura, ha radici più profonde nella domanda che arriva da altri settori e sta condizionando l’intera filiera dei PC Windows. Chi produce computer si trova quindi stretto tra componenti sempre più costose e adesso anche una voce software che pesa di più.

Il colosso di Redmond, dal canto suo, si muove in un mercato dove Windows resta lo standard di fatto per la stragrande maggioranza dei dispositivi desktop e portatili. Una posizione che consente di ritoccare i listini con relativa tranquillità, perché le alternative concrete per un produttore di massa restano poche e complicate da percorrere. Per l’utente finale il risultato è che l’attesa di un momento migliore per cambiare macchina rischia di allungarsi. Chi aveva messo in preventivo un acquisto nei prossimi mesi dovrà probabilmente rivedere il budget verso l’alto, oppure orientarsi su configurazioni meno generose lato memoria e archiviazione per restare dentro la cifra prevista. E in un periodo in cui proprio quelle componenti sono le più penalizzate, il compromesso non è indolore.

L’aumento delle licenze Windows 11 si inserisce quindi in un quadro già teso, dove ogni singolo rincaro si somma agli altri invece di diluirsi. Il mercato dei computer, insomma, continua a muoversi nella direzione opposta a quella che gli acquirenti sperano di vedere.

Condividi:
135 Condivisioni