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Meteo spaziale, la data del treno di Exeter sarebbe un refuso

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Un treno partito da Exeter con 16 minuti di ritardo è stato considerato per anni il primo caso documentato di meteo spaziale capace di mettere in crisi una tecnologia umana. Un nuovo studio pubblicato sulla rivista Space Weather ridimensiona però quella storia, perché la data dell’episodio, fissata al 1841, sarebbe con ogni probabilità frutto di un banale errore tipografico. Il disagio ferroviario ci fu davvero, ma qualche anno più tardi.

Per capire il peso della questione bisogna ripartire dall’evento di Carrington del 1859, da sempre ritenuto il primo fenomeno estremo di questo tipo. Resta ancora oggi la tempesta geomagnetica più potente mai registrata, con aurore visibili in tutto il mondo e così luminose che alcune persone raccontarono di aver letto il giornale alla loro luce. Nelle stazioni del telegrafo, tecnologia comparsa appena negli anni Trenta dell’Ottocento, si verificarono scintille e perfino qualche incendio. La corrente indotta, generata con ogni probabilità da un’espulsione di massa coronale dal Sole, mandò in tilt le linee. Alcuni operatori scoprirono persino di poter continuare a inviare e ricevere messaggi dopo aver staccato l’alimentazione, sfruttando soltanto la corrente prodotta dall’aurora.

Meteo spaziale: perché gli scienziati studiano le tempeste del passato

Se oggi si ripetesse una tempesta di quella intensità, la rete elettrica subirebbe probabilmente danni seri, con interruzioni diffuse e blackout, oltre a problemi nelle comunicazioni satellitari. Ecco perché la ricerca guarda con tanto interesse alle perturbazioni geomagnetiche del passato, visto che conoscerle meglio aiuta a migliorare le previsioni e a limitarne gli effetti.

“Il meteo spaziale viene spesso descritto come una sfida moderna, legata alla nostra dipendenza da satelliti, sistemi di comunicazione e reti elettriche”, ha spiegato Jim Wild della Lancaster University, tra i coautori dello studio. “Questa ricerca dimostra invece che la società ne subisce gli effetti sulla tecnologia quasi da quando esistono le tecnologie elettriche. Il ritardo del treno di Exeter è una storia affascinante perché si colloca proprio nel momento in cui le nuove tecnologie cominciarono a scontrarsi con la realtà dell’ambiente spaziale”.

Già dalla fine degli anni Quaranta dell’Ottocento circolavano segnalazioni di piccoli disturbi agli apparecchi telegrafici durante le tempeste geomagnetiche. Nel 2013 alcuni studiosi avevano però rintracciato un resoconto anonimo apparso su Nature nel 1871, secondo cui il 18 ottobre 1841 una “intensissima perturbazione magnetica” aveva bloccato la circolazione ferroviaria a Exeter, sulla costa meridionale dell’Inghilterra. Molte compagnie ferroviarie dell’epoca usavano infatti il telegrafo elettrico per i segnali di controllo dei convogli, così da evitare collisioni. Quella sera l’espresso delle 22:05 sarebbe partito con 16 minuti di ritardo perché l’operatore non riusciva a capire se la linea fosse libera o occupata da un altro treno.

La caccia negli archivi e la data sbagliata

Il gruppo di Wild ha nutrito subito qualche dubbio. L’autore non era firmato e l’articolo era uscito 30 anni dopo i fatti. Scavando negli archivi storici è emerso che la South Devon Railway Company aveva costruito la linea tra Exeter e Plymouth a tappe, con un’approvazione del Parlamento arrivata solo nel luglio 1844. Il tratto interessato era stato inaugurato il 30 maggio 1846, cinque anni dopo il presunto ritardo. Il racconto, così com’era, non poteva reggere.

La fonte originale non è saltata fuori, ma i ricercatori hanno trovato la copia dell’editore con una nota scritta a mano: “N. [J.] Holmes”. L’autore sarebbe quindi Nathaniel John Holmes, ingegnere elettrico di spicco coinvolto nella posa di cavi telegrafici sottomarini in alcune zone del Mare del Nord. Nel 1871 viveva a Hampstead, a circa un miglio dalla casa di Sir Norman Lockyer, direttore di Nature. Alcuni giornali dell’epoca documentano anche una sua conferenza in Scozia sugli effetti chimici dello spettro solare, segno di un chiaro interesse per l’attività del Sole e di una certa familiarità con la scoperta delle righe dell’elio fatta da Lockyer. Una lettera del 1877, in cui Holmes invitava Lockyer a fargli visita, suggerisce poi un qualche rapporto professionale tra i due.

Tutto questo però non spiegava la discrepanza sulla data. Gli autori hanno notato che la frase sugli operatori, i quali “riferirono la mattina seguente che qualcuno si divertiva a manomettere gli strumenti”, lascia pensare a un articolo di giornale dell’epoca, senza però riuscire a trovarne traccia. Così si sono rivolti ai primi magnetogrammi dell’osservatorio magnetico di Greenwich, a Londra. Per il 18 ottobre 1841 non risulta nulla di anomalo, nessuna aurora segnalata in Inghilterra. Intorno al 18 ottobre 1848 invece si registrò una forte attività geomagnetica, confermata dai giornali e dalle osservazioni delle macchie solari compiute dall’astronomo britannico Temple Chevallier il 19 ottobre 1848.

Gli orari ferroviari dell’epoca riportano un espresso delle 22:05 in partenza da Exeter tra l’11 marzo 1848 e il 26 luglio 1849. Per i ricercatori l’episodio è quindi reale e a essere sbagliato è soltanto l’anno. Scartato il 1841, il primo esempio documentato di meteo spaziale che interferisce con la tecnologia diventa un episodio del marzo 1847, quando “correnti elettriche spontanee” mandarono in crisi il telegrafo della Midland Railway mentre una “brillante aurora” illuminava le isole britanniche.

Fonte: TecnoAndroid

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