Vai al contenuto
Offerte

Windows 11 più veloce: Microsoft lavora su avvio e 8GB di RAM

In questo articolo Indice dei contenuti 2 sezioni

Da IFA 2026 arriva la conferma che Windows 11 sta migliorando sotto il cofano, con progressi concreti sui tempi di avvio e un lavoro di ottimizzazione pensato per i computer che si fermano a 8GB di memoria. A dirlo è Mark Linton, Corporate Vice President della divisione Windows & Devices di Microsoft, che però non ha voluto sbilanciarsi su una data precisa. Nessun calendario, nessuna promessa vincolante, solo la garanzia che gli aggiornamenti arriveranno un pezzo alla volta.

Il punto interessante riguarda proprio il boot time, uno di quei dettagli che gli utenti notano ogni singola mattina. Anche con gli SSD M.2 PCIe NVMe più veloci sul mercato, Windows 11 impiega comunque qualche secondo prima di mostrare la schermata iniziale, e Microsoft sembra intenzionata a limare quell’attesa. Insieme all’avvio, Linton ha citato anche la reattività di Windows Hello, il sistema di sblocco biometrico che negli anni ha raccolto la sua buona dose di lamentele per i tempi di risposta.

Windows 11 più veloce: nessun numero sul tavolo, solo dichiarazioni di intenti

Il problema, se così vogliamo chiamarlo, è che il dirigente non ha fornito nemmeno una cifra. Niente percentuali di miglioramento, niente confronti prima e dopo, niente benchmark. Le parole usate sono state piuttosto generiche: continuare a lavorare sulle fondamenta, ascoltare il feedback dei clienti, migliorare Windows in modo costante e far arrivare le novità man mano attraverso gli aggiornamenti. Una formula che lascia parecchio spazio all’interpretazione e che, letta al contrario, suggerisce quanto margine di ottimizzazione ci sia ancora.

Sul fronte della memoria RAM il discorso si fa più delicato. Linton ha ammesso che il lavoro di ottimizzazione per i sistemi con 8GB è in corso, ma anche qui nessun dato e nessuna finestra temporale. Il contesto aiuta a capire perché la questione sia diventata urgente: da quando è scoppiata la carenza di DRAM, i produttori di notebook hanno tagliato le configurazioni base dei loro modelli, che ora partono da 8GB invece dei 16GB diventati ormai lo standard di fatto. Un passo indietro che pesa direttamente sull’esperienza d’uso quotidiana.

Otto giga non bastano, e i numeri lo dimostrano

Il caso più citato è quello del Dell XPS 13, che con 8GB di memoria arriva a consumare il 70 percento della RAM disponibile senza che sia stata aperta una singola applicazione o una finestra del browser. Sistema operativo acceso, scrivania vuota, e già più di due terzi della memoria risultano occupati. Il confronto con la concorrenza non aiuta l’immagine di Microsoft, visto che il MacBook Neo riesce a tenere aperte fino a 60 applicazioni contemporaneamente. Un divario che punta il dito verso il software più che verso l’hardware, e che resterà tale finché Redmond non deciderà di accelerare davvero.

Nel frattempo, gli aggiornamenti più piccoli continuano a uscire con regolarità. Gli utenti possono finalmente disattivare quei promemoria di OneDrive che spuntavano con insistenza, mentre chi possiede uno smartphone Android può spegnere o riavviare il computer da remoto usando l’app Phone Link integrata nel sistema. Sono funzioni di contorno rispetto al tema delle prestazioni, ma raccontano la strategia dei rilasci graduali di cui parlava Linton.

Milioni di persone stanno aspettando di vedere il nuovo volto di Windows 11, quello che dovrebbe girare in modo fluido anche su macchine dalla dotazione modesta. Per ora, la posizione ufficiale resta questa: i miglioramenti arriveranno con gli aggiornamenti normali, senza un evento dedicato e senza una data cerchiata sul calendario.

Condividi:
144 Condivisioni