Vai al contenuto
Offerte

Robot umanoidi da combattimento a IFA: la sicurezza è un problema

In questo articolo Indice dei contenuti 3 sezioni

Un robot umanoide che finge di tirare un pugno in faccia a una giornalista, nel bel mezzo della folla di IFA a Berlino, è il tipo di scena che ormai non stupisce quasi più nessuno. I robot umanoidi vengono presentati sempre più spesso come combattenti, e la cosa comincia a somigliare a un problema. La macchina in questione si è messa in guardia, saltellando sul posto, scuotendo le gambe, poi ha alzato i polsi davanti al volto come un pugile. Ha simulato un colpo, poi un altro, infine ha calciato di tacco con una forza che non lasciava dubbi. La distanza di un metro ha evitato il contatto, ma pochi secondi dopo la stessa macchina è finita addosso a un uomo lì accanto, che per tutta risposta si è messo in posa da combattimento.

Lui ha riso. Non tutti però hanno trovato la cosa divertente, e non per pregiudizio verso le macchine. Chi frequenta questo settore da anni sa quanto la sicurezza sia centrale per le persone che i robot li progettano e ci lavorano fianco a fianco ogni giorno.

Robot umanoidi da combattimento: pesanti, rigidi e senza alcun freno morale

Gli umanoidi sono spesso più grandi, più forti e più pesanti di una persona media. Quando compiono un movimento con forza, non cedono. I corpi sono rigidi, fatti di metalli e plastiche dure. Non hanno una bussola morale e nessun riguardo per la fragilità di un corpo umano. Litigare con uno di loro è una pessima idea, anche se il combattimento sembra proprio la disciplina in cui vengono addestrati meglio.

A IFA i robot da combattimento erano parecchi, e diversi giravano liberi. Il T800 di EngineAI camminava senza vincoli su un corridoio della fiera, al punto che non era nemmeno chiaro a quale stand appartenesse. Un altro piccolo lottatore, il PrimeBOT Q1, arrivava sì e no all’altezza della coscia, ma rimbalzava da una parte all’altra senza barriere, sfoderando una sequenza di mosse aggressive. Energia da cagnolino ringhioso, con la differenza che lo si è visto marciare dritto contro la rotula di un visitatore senza il minimo freno.

In altre aree della fiera erano state allestite vere e proprie arene per incontri di boxe tra umanoidi. Di robot ce n’erano più che al CES o al MWC, e persino aziende che non li producono ne avevano piazzato qualcuno negli stand per attirare pubblico. Una specie di teatro, dove la violenza viene fatta coincidere con l’eccellenza tecnologica. I rappresentanti di IFA, interpellati sull’esistenza di regole di sicurezza per i robot in fiera, non hanno risposto.

Dallo spettacolo alla realtà dei sistemi autonomi

Lo spettacolo della lotta piace da sempre. Animali contro animali, uomini contro uomini, folle radunate per secoli a guardare la violenza trasformata in sport. Infilarci dentro anche le macchine sembrava quasi inevitabile, ma il risultato è che si banalizza un’escalation tutt’altro che rassicurante. Anche quando hanno forma umana, i robot restano sistemi autonomi, e i sistemi autonomi vengono già usati in alcune parti del mondo per fare del male alle persone. Non la violenza da applauso, quella che distrugge vite e comunità. I droni sono ormai strumenti militari diffusi, e alcune istituzioni della difesa stanno valutando apertamente l’impiego di umanoidi in combattimento.

Il disagio provato davanti al T800 nasceva anche dall’ignoranza sui suoi limiti. Nessuna certezza sui parametri di sicurezza, sulla capacità di giudizio, sul saper riconoscere quando fermarsi. Difficile immaginare che avrebbe obbedito a un invito a farsi indietro, visto che è lo stesso modello che ha continuato a menare colpi anche dopo essere stato decapitato in un torneo di combattimento a contatto pieno in Cina, il mese scorso. Poco dopo, allo stand EngineAI, un visitatore è stato autorizzato a salire sul ring contro un esemplare identico.

Come si gestisce davvero un robot al lavoro

Nei contesti industriali le regole esistono e sono severe. In un centro logistico Amazon ogni attività robotica viene messa in pausa quando una persona deve entrare nell’area operativa, e lì non si parla nemmeno di bipedi umanoidi. La robotica è ancora giovane, le aziende stanno imparando sul campo e la natura sempre in apprendimento dell’intelligenza artificiale fisica lascia pensare che la sicurezza migliorerà molto. Il punto è che quel momento non è arrivato, il che rende discutibile lasciare macchine aggressive libere di mescolarsi al pubblico.

Di modi utili per impiegare i robot ce ne sono già tanti, dal lavoro pericoloso che oggi mette a rischio le persone fino alla pulizia di tappeti e piscine. Restano macchine inventate da esseri umani, e nessuno obbliga a farle combattere.

Condividi:
89 Condivisioni