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Wi-Fi pubblico negli hotel, il popup che nasconde un malware

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Fidarsi del Wi-Fi pubblico è un’abitudine talmente diffusa che quasi nessuno ci pensa più, e proprio qui sta il problema: una nuova campagna documentata da Microsoft mostra come i portali di accesso alle reti degli hotel siano diventati un terreno di caccia molto redditizio per i criminali informatici. Non si parla soltanto di pagine di login false, ormai un classico, ma di qualcosa di più insidioso, cioè l’installazione di malware direttamente sul dispositivo di chi si collega convinto di stare seguendo una procedura di routine.

Il meccanismo sfrutta una tecnica chiamata ClickFix. Compare un popup che segnala un presunto problema con l’account o con il computer e suggerisce come risolverlo, con istruzioni apparentemente innocue. In passato attacchi simili portavano a finte pagine di accesso a Microsoft 365 oppure cercavano di aggirare Entra ID, il sistema di autenticazione aziendale di Microsoft. La variante attuale è peggiore perché, oltre al furto delle credenziali, lascia sul dispositivo un software capace di spiare le attività dell’utente. E i portali degli alberghi, quelli che chiedono cognome e numero di camera, sono l’ultimo posto dove qualcuno immagini una trappola. In una struttura elegante il sospetto ricade sugli altri ospiti collegati, mai sul portale stesso.

Quattro regole per usare il Wi-Fi pubblico senza rimetterci

La prima cosa da verificare è di essere davvero sulla rete ufficiale. Gli attaccanti più abili creano hotspot con nomi quasi identici a quelli legittimi, contando sulla distrazione. Un “XfinityWifi” che appare in un posto dove non ha senso trovarlo è già un segnale.

Seconda regola, leggere con attenzione quello che chiede il portale. Nella maggior parte dei casi si tratta solo di accettare le condizioni d’uso, a volte di inserire cognome e numero di stanza. Nessun portale captive autentico chiederà mai di eseguire comandi sul dispositivo o di digitare le credenziali di un account, tanto meno di un servizio che non ha nulla a che fare con l’hotel.

Terza, una volta connessi conviene attivare una VPN. Il traffico viene incapsulato in un tunnel cifrato e chi si trovasse sulla stessa rete vedrebbe soltanto una connessione verso il servizio VPN, niente di più. Vale però la pena scegliere con cura, perché la protezione dipende dalla qualità del fornitore, quindi sicurezza solida e una politica no log verificata.

Quarta, se la VPN non è disponibile, meglio evitare i siti che usano ancora HTTP senza la S finale. Non essendo cifrati, tutto ciò che passa tra dispositivo e sito è leggibile da chiunque sia collegato alla stessa rete. Prudente anche rinunciare temporaneamente ad app e servizi delicati, l’home banking in testa. La soluzione più semplice resta comunque non usare affatto le reti aperte: le connessioni cellulari sono più difficili da attaccare, e attivare l’hotspot dello smartphone per il computer richiede pochi secondi.

Settimana intensa tra fughe di dati e vecchi trucchi con le chiavette USB

Sul fronte delle violazioni, un distributore europeo di Steam Machines è stato bucato e Valve ha avvisato gli acquirenti che nomi, indirizzi, numeri di telefono, indirizzi email e dettagli degli ordini potrebbero essere finiti in mani sbagliate. Chi è coinvolto farà bene a filtrare con attenzione messaggi e chiamate sospette. Situazione analoga per Framework, il produttore di computer modulari, con dati di contatto di “tutti i clienti” sottratti attraverso un attacco al partner Metabase.

Di dimensioni ben diverse la vicenda segnalata da due società di sicurezza, secondo cui “milioni di segreti” sono stati rubati a marzo violando una dipendenza legata a un modello linguistico. In quaranta minuti sono uscite credenziali di realtà come Nvidia, Amazon, Samsung, Airbus, FedEx, Volkswagen, X/Twitter, Epic Games e HP. Gli effetti sugli utenti finali non si sono ancora visti, ma gli attacchi alla catena di fornitura tendono a propagarsi.

Restano in circolazione anche i metodi di vecchia scuola. Alla conferenza Def Con 34 alcuni ricercatori hanno mostrato come sfruttare il Plug and Play di Windows per installare software di produttori compromesso e ottenere privilegi di sistema, un buon motivo per tenere lontane dal computer le chiavette USB di dubbia provenienza. Sempre dai partecipanti a Def Con, a bordo di un volo Delta, sarebbe arrivato il disturbo del Wi-Fi di bordo con tanto di rete falsa allestita sul posto.

Continua infine il braccio di ferro tra Microsoft e il ricercatore Nightmare Eclipse, che ha pubblicato un’altra vulnerabilità zero day di Windows, questa volta in Microsoft Defender. Si chiama ShieldBreak e consente di ottenere privilegi di sistema su Windows 10 e 11. Una correzione, per ora, non esiste.

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