In questo articolo Indice dei contenuti 2 sezioni
BYD ha archiviato il primo semestre del 2026 con il segno meno davanti a ricavi e utile netto, un risultato che racconta molto della fase attraversata dal colosso cinese dell’auto elettrificata. Il fatturato è sceso del 7,13% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, fermandosi a 344,82 miliardi di yuan, ovvero circa 44 miliardi di euro. L’utile netto attribuibile agli azionisti ha fatto peggio, con una contrazione del 20,54% a quota 12,33 miliardi di yuan. A pesare sono state soprattutto due voci: la debolezza delle vendite sul mercato interno cinese e le perdite legate ai cambi valutari.
La divisione automobilistica, cuore pulsante del gruppo, ha generato 275,34 miliardi di yuan di ricavi, in calo dell’8,98%. Parliamo di quasi l’80% del fatturato totale, quindi quando questa gamba scricchiola l’intero bilancio ne risente. Il motivo principale sta nei volumi: BYD ha consegnato 1.808.511 veicoli elettrificati nei primi sei mesi, il 15,72% in meno rispetto a dodici mesi prima.
Il secondo trimestre ha cambiato la traiettoria
Guardando i numeri trimestre per trimestre, però, la fotografia cambia parecchio. Tra gennaio e marzo le vendite erano crollate del 30,01% su base annua, una botta pesante. Tra aprile e giugno la flessione si è ridotta al 3,24%, praticamente un pareggio. Il recupero c’è stato, ed è arrivato quasi tutto dall’estero.
Nel secondo trimestre BYD ha piazzato fuori dai confini cinesi 471.091 veicoli, con una crescita dell’82,46% rispetto allo stesso periodo del 2025 e del 46,68% rispetto ai tre mesi precedenti. Sull’intero semestre le esportazioni hanno toccato quota 792.000 unità circa, in aumento del 67,8%. Tradotto: ormai quasi un’auto su due targata BYD viene venduta lontano dalla Cina, visto che le vendite internazionali pesano per circa il 44% del totale.
Questa spinta ha avuto effetti anche sulla redditività. Il profitto lordo complessivo è sceso del 2,81% a 64,99 miliardi di yuan, ma il margine lordo è salito dal 18,01% al 18,85%. In sostanza il gruppo ha venduto meno automobili, però una fetta crescente delle consegne è arrivata da mercati esteri e da prodotti con marginalità migliore.
I marchi premium spingono, luglio conferma il trend
Il contributo dei brand di fascia alta merita un discorso a parte. Denza, Fang Cheng Bao e Yangwang, i tre marchi più costosi della galassia BYD, hanno messo insieme una crescita del 61% su base annua. Oggi rappresentano il 12,8% delle vendite complessive di auto passeggeri del gruppo, una quota che fino a poco tempo fa sembrava lontana. Vendere meno unità ma con prezzi medi più alti è esattamente il tipo di aggiustamento che permette a un bilancio di reggere quando i volumi calano.
Il primo mese del secondo semestre ha confermato la direzione. A luglio BYD ha consegnato 419.211 veicoli, il 21,76% in più rispetto allo stesso mese del 2025. È il terzo mese consecutivo in crescita, e anche qui il motore è stato l’internazionalizzazione: le vendite estere di auto passeggeri e pickup hanno raggiunto il record di 179.841 unità, con un balzo del 124,3% su base annua. Circa il 43% di tutto il venduto nel mese.










