Una vacuna contro il cancro della pelle potrebbe non essere più soltanto una speranza lontana, almeno stando ai risultati dell’ultimo studio clinico su un preparato personalizzato a base di ARNm sviluppato da Moderna e Merck. Il melanoma resta il tipo più letale di tumore cutaneo, e i numeri lo confermano: si prevede che nel 2026 vengano diagnosticati oltre 112.000 nuovi casi negli Stati Uniti, con 8.510 decessi legati a questa malattia secondo la Società Americana del Cancro.
Il problema, con il melanoma, è che tende a tornare. Chi ne ha già sofferto ha un rischio maggiore di svilupparne un altro, e quando ricompare lo fa di solito entro cinque anni. Può succedere che alcune cellule tumorali sopravvivano al trattamento e si diffondano altrove, anche se il più delle volte la recidiva avviene nella stessa zona. È proprio qui che entra in gioco la novità pubblicata di recente sul Journal of Clinical Oncology.
Vaccino mRNA: cosa dice lo studio
Lo sperimentazione ha coinvolto 157 persone tra Stati Uniti e Australia, tutte con melanoma in stadio III e alto rischio di recidiva. Ogni partecipante è stato trattato con chirurgia e con il farmaco immunoterapico pembrolizumab, noto anche come Keytruda, usato per aiutare il sistema immunitario a distruggere le cellule tumorali. Di questi, 107 pazienti hanno ricevuto in aggiunta la vacuna, chiamata clinicamente intismeran autogene. Questa vacuna a base di ARNm viene costruita a partire dalle mutazioni del tumore di ciascun paziente, così da individuare e colpire eventuali cellule cancerose nuove o residue.
I risultati parlano chiaro. Il 68,8% dei pazienti che hanno ricevuto la vacuna è rimasto libero dal cancro della pelle dopo cinque anni. Nel gruppo trattato solo con chirurgia e Keytruda, senza la vacuna personalizzata, la percentuale scende al 49%. Una differenza notevole, che ha attirato l’attenzione di diversi specialisti.
La dottoressa Deborah S. Sarnoff, dermatologa e presidente della Fondazione per il Cancro della Pelle, spiega che Keytruda è un trattamento per pazienti con melanoma già rimosso chirurgicamente. “È stato molto efficace per alcuni pazienti, ma per altri servono opzioni diverse. Se confermato in studi di fase 3 più ampi, questo approccio che unisce immunoterapia e vacuna a base di ARNm potrebbe offrire un trattamento più personalizzato”, afferma. Aggiunge che i risultati sono incoraggianti perché i benefici sembrano durare cinque anni, un traguardo importante nella cura del melanoma.
Una vacuna su misura per ogni paziente
Ciò che distingue questa vacuna personalizzata da quelle precedenti contro il cancro è che non attacca il melanoma in modo generico. Come racconta la dottoressa Kavita Mariwalla, dermatologa e presidente della Società Statunitense di Chirurgia Dermatologica, i dati sono così promettenti perché “vediamo due tecnologie complementari lavorare insieme”. Il preparato punta al profilo molecolare del singolo paziente, e rappresenta secondo lei “uno degli esempi più puri di medicina di precisione attualmente in sviluppo clinico”.
Mariwalla usa un’immagine efficace per spiegarne il funzionamento. “Pensate a Keytruda come a qualcosa che toglie i freni al sistema immunitario, mentre la vacuna dà al corpo la guida per trovare eventuali residui”. Ogni dose viene prodotta in esclusiva per un solo paziente, il che la rende probabilmente la vacuna personalizzata contro il cancro più avanzata mai testata sul melanoma.
Sul fronte aziendale, Marjorie Green di Merck Research Laboratories ha sottolineato che dopo la chirurgia il rischio di recidiva resta alto per chi ha un melanoma in stadio III o IV, e che questi risultati a lungo termine mostrano riduzioni sostenute e durature del rischio.
Restano però le cautele del caso. La stessa Sarnoff ricorda che si è trattato di uno studio di fase 2, limitato a 157 pazienti, con dati sulla sopravvivenza globale ancora preliminari. I test di fase 3 in corso saranno decisivi per capire se questi risultati valgano su una popolazione più ampia. La dottoressa Valencia D. Thomas, del MD Anderson Cancer Center di Houston, definisce questa cura oncologica personalizzata “l’onda del futuro” e paragona l’effetto combinato ad “alzare il volume al massimo”.