In questo articolo Indice dei contenuti 3 sezioni
Le raccomandazioni sui vaccini negli Stati Uniti potrebbero cambiare pelle, non tanto nella sostanza scientifica quanto nel modo in cui vengono etichettate e raccontate ai cittadini. Il dipartimento della Salute guidato da Robert F. Kennedy Jr. sta valutando una revisione delle categorie usate finora, con la possibilità concreta che vaccinazioni oggi definite “di routine” o “universali” finiscano sotto diciture molto meno nette, tipo “raccomandato con riserva” oppure raccomandato sulla base di una “decisione clinica condivisa”. Parole diverse, peso diverso. E chi legge un foglietto informativo o ascolta il proprio medico se ne accorge eccome.
Al momento non esistono nuove regole. Kennedy ha messo nero su bianco idee e ipotesi in una Request for Information pubblicata online venerdì e uscita sul Federal Register il lunedì successivo. Dieci pagine in cui si pongono domande sulle categorie attuali e si invita il pubblico a dire la sua su come modificarle o sostituirle. Il termine per inviare commenti è fissato al 20 settembre.
Vaccini USA: come funzionano oggi le tre categorie
I Centers for Disease Control and Prevention assegnano tre tipi di raccomandazione, orientati dal parere di un gruppo di esperti indipendenti, l’ACIP, ovvero l’Advisory Committee on Immunization Practices. La prima è quella di routine, considerata universale, cioè tutti dovrebbero vaccinarsi. La seconda è basata sul rischio e riguarda solo determinati gruppi più esposti. La terza, la decisione clinica condivisa, è flessibile e viene usata di rado: la scelta nasce dalle caratteristiche, dai valori e dalle preferenze del paziente insieme al giudizio del medico.
Prima della gestione Kennedy, CDC e ACIP si affidavano a un quadro decisionale fondato sulle prove scientifiche per stabilire quale etichetta assegnare a ciascun vaccino. Non c’è un motivo documentato per mettere in discussione le categorie attuali, né materiale scientifico che sostenga il passaggio a quelle nuove ipotizzate nel documento. L’unico appiglio citato nella premessa è un ordine esecutivo sui vaccini firmato da Trump due settimane prima, pensato per tagliare e riscrivere le raccomandazioni federali.
Un percorso che parte da lontano
L’ordine e la Request for Information si inseriscono in una campagna più ampia portata avanti da Kennedy e Trump per indebolire le raccomandazioni federali e dare fiato alla tesi, falsa e smontata da tempo, che collega i vaccini all’autismo. Kennedy aveva già provato a ridurre unilateralmente le raccomandazioni pediatriche del CDC, allineandole a quelle della Danimarca, un paese piccolo e omogeneo con sanità universale che raccomanda meno vaccini di qualunque altro stato ad alto reddito. Poi ha licenziato tutti e 17 gli esperti dell’ACIP, sostituendoli con persone scelte da lui e vicine alle sue posizioni. L’anno scorso il comitato ha introdotto diversi cambiamenti senza basi solide, tra cui l’eliminazione della raccomandazione universale per la dose alla nascita del vaccino contro l’epatite B, decisione contestata da gran parte del mondo medico.
Per ora un giudice federale ha bloccato in via temporanea le modifiche volute da Kennedy, buona parte delle sue nomine nell’ACIP e le decisioni prese dal comitato, nell’ambito di una causa promossa dall’American Academy of Pediatrics. A marzo il giudice ha stabilito che quei cambiamenti e quelle nomine erano con ogni probabilità illegittimi e adottati senza le procedure corrette.
Cosa chiede davvero il documento
Il testo domanda se le raccomandazioni debbano essere formulate con una “presunzione a favore dell’autonomia individuale e della libertà religiosa”. Chiede anche come comportarsi quando le prove da studi randomizzati controllati sono assenti, non praticabili o non etiche da ottenere. È il cavallo di battaglia di Kennedy contro i vaccini pediatrici, secondo cui gli studi di sicurezza sarebbero difettosi perché non condotti contro un placebo inerte, un’accusa respinta dagli esperti perché in molti casi quei confronti sarebbero non necessari, spesso non etici e talvolta semplicemente inesistenti nei fatti descritti.
Sulle possibili nuove etichette il documento guarda con favore alla decisione clinica condivisa, oggi applicata pochissimo, come nel caso del vaccino contro il meningococco B. Viene descritta come “categoria intermedia” che non impone alcuna scelta predefinita ed evita l’alternativa secca tra raccomandazione universale e nessuna raccomandazione. Vengono buttate lì anche altre opzioni: “raccomandato, ma non durante l’infanzia”, “raccomandato con riserva”, “decisione clinica condivisa con riserva”. Nessuna spiegazione su cosa significherebbero concretamente.









