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Apple Watch tradisce la banda dei diamanti sul treno notturno

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Un Apple Watch finito per caso dentro una borsa piena di diamanti ha mandato all’aria il colpo perfetto di una banda di ladri specializzata nei treni notturni indiani. Il bottino valeva l’equivalente di tre milioni di euro, il piano sembrava riuscito alla perfezione, ma quel piccolo orologio buttato dal finestrino ha continuato a fare l’unica cosa che sapeva fare: trasmettere la propria posizione. E tanto è bastato.

La vittima è il gestore di una gioielleria, uno di quei professionisti che si spostano fisicamente con la merce per chiudere le trattative con i clienti. Dopo uno di quegli incontri aveva preso il treno per tornare a casa, viaggio notturno, vagone pieno, borsa con i diamanti appresso. A un certo punto della notte si è addormentato. Al risveglio, poco prima di arrivare a destinazione, la borsa non c’era più.

Il furto dei diamanti sul treno notturno

Dalle indagini è emerso che il furto è avvenuto in una manciata di minuti, mentre l’uomo si era allontanato per andare in bagno. Un lasso di tempo brevissimo, più che sufficiente per chi quel lavoro lo fa da anni. I ladri, infatti, appartenevano a una banda che opera sempre allo stesso modo: salgono sullo stesso vagone delle vittime designate, si mescolano agli altri passeggeri, scambiano due parole, si guadagnano un minimo di fiducia e poi aspettano. Aspettano soltanto il momento di distrazione, che prima o poi arriva sempre.

Fin qui, tutto liscio. Il problema è arrivato subito dopo, quando i complici hanno cominciato a smistare la refurtiva. Le gioie sono passate nelle loro borse, sempre a bordo del treno in corsa, e tutto ciò che non serviva è stato lanciato fuori dal finestrino. Tra gli oggetti scartati c’era anche l’orologio.

Come l’Apple Watch ha fatto saltare il banco

Il dettaglio che ha cambiato tutto è banale quanto decisivo. L’Apple Watch abbandonato lungo i binari ha continuato a inviare la sua posizione. Quando la denuncia è arrivata sulla scrivania degli agenti, rintracciare il segnale è stato questione di poco: il dispositivo era lì, buttato accanto alla linea ferroviaria. Un dato apparentemente insignificante che invece ha permesso di stabilire con precisione in quale punto del tragitto fosse avvenuto il colpo. Senza quell’indizio, la ricerca sarebbe stata infinitamente più complicata, considerando la lunghezza del percorso e il numero di fermate.

Delimitata l’area, la polizia ferroviaria ha formato diverse squadre e ha iniziato a tirare il filo. Sono state passate al setaccio le registrazioni delle telecamere di sicurezza del convoglio, poi è stata compilata la lista di tutti i passeggeri che avevano viaggiato in quel vagone. Il passo successivo è stato incrociare quei nomi con i tabulati telefonici e con la localizzazione dei cellulari nel giorno dei fatti. L’incrocio dei dati ha fatto emergere i principali sospettati.

Uno dei capi della banda si è rivelato un vecchio conoscente delle forze dell’ordine, con oltre trenta procedimenti aperti in commissariati diversi per reati dello stesso tipo. Metodo identico ogni volta: viaggiare accanto alle vittime e sfruttare qualunque distrazione. Gli investigatori lo hanno individuato in una città del nord del Paese, mentre un altro complice è stato fermato da una seconda squadra inviata in una regione diversa.

Le gioie, però, non sono ancora saltate fuori. Tra gli effetti personali degli arrestati la polizia ha recuperato soltanto una piccola somma di denaro contante, ben lontana dal valore complessivo di quanto sottratto. L’indagine resta aperta, con almeno altri due presunti complici ancora irreperibili che, secondo gli inquirenti, potrebbero avere in mano il resto del bottino.

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