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Universal Music Group ha messo nero su bianco il progetto di una piattaforma musicale basata sull’intelligenza artificiale, pensata per generare remix, mashup e versioni alternative di brani già entrati nell’immaginario collettivo. Il passaggio decisivo è un accordo di licenza pluriennale con ElevenLabs, azienda che ha costruito la propria reputazione sulla generazione di voci e suoni attraverso sistemi di IA. Non si tratta di un esperimento isolato, ma di un tassello dentro una strategia molto più ampia che la major sta portando avanti da mesi.
Il punto più delicato, quello che riguarda i diritti, sembra essere stato affrontato con una certa attenzione. L’accesso al catalogo di Universal Music Group sarà possibile soltanto attraverso licenze ufficiali, niente scorciatoie. E gli artisti sotto contratto con l’etichetta potranno decidere in autonomia se partecipare oppure restarne fuori, senza obblighi. Un meccanismo di consenso volontario che, almeno sulla carta, prova a rispondere alle critiche arrivate negli ultimi anni dal mondo creativo sull’uso non autorizzato delle opere per addestrare i modelli.
Un ecosistema di accordi che si allarga
La collaborazione con ElevenLabs non nasce nel vuoto. Universal sta lavorando a una piattaforma dello stesso tipo insieme a Udio, generatore sonoro specializzato, e ha già chiuso intese commerciali in ambito intelligenza artificiale con nomi pesanti come Spotify, Nvidia e Klay. Un ventaglio di partnership che racconta bene la direzione presa dalla major, che invece di combattere frontalmente la tecnologia ha scelto di sedersi al tavolo e provare a governarla, incassando nel frattempo. Il mercato, del resto, si muove in fretta. La concorrente Suno ha rilasciato da poco il suo primo modello addestrato su brani concessi in licenza da Warner Music Group, Bmg e altri operatori del settore. Il segnale è chiaro: l’epoca in cui le etichette discografiche guardavano ai generatori musicali come a un nemico da citare in tribunale sta lasciando spazio a una fase diversa, fatta di contratti e percentuali. Chi arriva prima, con le carte in regola, si posiziona meglio.
Cosa cambia per artisti e ascoltatori
L’accordo tra le due società non si esaurisce con la piattaforma musicale in fase di sviluppo. È previsto il lancio congiunto di altri prodotti ed esperienze rivolte al pubblico nei prossimi mesi e negli anni a venire, anche se per ora i dettagli restano riservati. L’idea di fondo è quella di trasformare l’ascolto passivo in qualcosa di più partecipativo, dove chi ascolta può intervenire sul brano, rielaborarlo, condividerne una versione personale. Sempre dentro il perimetro delle licenze, naturalmente.
Sir Lucian Grainge, presidente e amministratore delegato di Universal Music Group, ha spiegato la filosofia dietro l’operazione con parole misurate: Umg ed ElevenLabs condividono la convinzione che un’intelligenza artificiale responsabile possa ispirare nuove scoperte, approfondire il coinvolgimento tra artisti e fan e sbloccare nuove opportunità di guadagno per la comunità creativa. Tre obiettivi che riassumono bene il tentativo in corso, tenere insieme innovazione tecnologica, tutela di chi crea e nuovi flussi di ricavo.
Resta il fatto che il concetto di remix generato dall’IA solleva questioni tutt’altro che banali. Chi firma una versione alternativa di un brano famoso? Come si dividono i proventi? La scelta di Universal di costruire tutto attorno al consenso esplicito degli artisti prova a mettere ordine prima che il caos diventi ingestibile, come già accaduto in altri comparti creativi travolti dalla generazione automatica di contenuti.
Il modello di business che si sta delineando è quello della licenza controllata: cataloghi accessibili, ma solo a chi paga e rispetta le regole. Una linea che Universal sta applicando con coerenza su tutti i fronti aperti, da Udio a Spotify fino a Nvidia. E che, se funzionerà, potrebbe diventare lo standard di riferimento per l’intera industria discografica alle prese con la generazione musicale automatica.
Fonte: TecnoAndroid








