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C’è un piccolo regalo nascosto dentro iOS 27, e non ha niente a che fare con le funzioni di sistema o con le novità annunciate sul palco: si tratta di Clarus il Dogcow, la mascotte del Mac classico, che riappare a sorpresa in un angolo dell’app Impostazioni. Per trovarla serve un po’ di pazienza e un dito curioso, perché Apple l’ha sepolta in fondo a una schermata che quasi nessuno pensa di esplorare fino in fondo.
Negli ultimi anni la critica ricorrente rivolta al design Apple è sempre la stessa, cioè che la giocosità di un tempo si sia persa per strada, sacrificata sull’altare della pulizia formale. Questo piccolo dettaglio racconta qualcosa di diverso. Dentro iOS 27 c’è ancora spazio per una battuta interna, per un riferimento che capiranno soprattutto quelli che il Mac lo usavano quando le icone erano disegnate pixel per pixel.
Dove si nasconde l’easter egg nelle impostazioni
Il punto di partenza è una novità concreta del sistema, non un trucco fine a sé stesso. iOS 27 permette infatti di regolare l’intensità degli effetti di trasparenza del Liquid Glass, con un cursore che scorre da Clear, quindi completamente trasparente, fino a Tinted, cioè del tutto colorato. Il percorso su iPhone è semplice: Impostazioni, poi Aspetto, poi Liquid Glass. In quella schermata Apple mostra una finta interfaccia di un sito web, pensata come anteprima dal vivo. Serve a capire al volo come cambia l’aspetto del materiale mentre si sposta il cursore da una parte all’altra. Dentro l’anteprima c’è una piccola area scorrevole con del testo e alcune fotografie scattate all’Apple Park, tutto molto sobrio e molto istituzionale.
E qui arriva il bello. Basta scorrere fino in fondo a quell’area di anteprima e continuare a trascinare verso l’alto con il dito, insistendo oltre il punto in cui logicamente dovrebbe fermarsi tutto. A quel punto compare la foto di una statuina di Clarus il Dogcow accanto al laghetto dell’Apple Park, mentre nel finto campo di ricerca spunta la scritta arcobaleno “Moof!”, che poi è il verso attribuito al dogcow fin dall’inizio.
Anche Siri sta al gioco
La sorpresa non si esaurisce lì. Scrivendo “Moof!” a Siri da Spotlight, l’assistente risponde con un secco “Nice dogcow.”, che è esattamente il tipo di risposta che ci si aspetta da un riferimento costruito per chi già sa. Nessuna spiegazione, nessun link di approfondimento, solo la battuta. Piccoli dettagli come questo hanno il pregio di non pesare su nulla. Non occupano spazio nell’interfaccia, non confondono chi cerca solo di rendere meno trasparente il proprio iPhone, non compaiono per sbaglio. Bisogna andarseli a cercare, e chi li trova capisce subito di che cosa si tratta.
La storia di una mascotte nata per caso
Per chi non ha familiarità con la vicenda, Clarus il Dogcow, in italiano il canemucca, nasce da un’icona disegnata da Susan Kare per il primo Mac. Era un glifo del font Cairo, il font di icone del Mac classico, concettualmente simile a quello che su Windows è Dingbats. Una figura ambigua, metà cane e metà mucca, che nessuno era mai riuscito a catalogare con certezza. Utilità pratica, in senso stretto, non ne ha mai avuta. È sempre stato soltanto un piccolo divertimento interno, sopravvissuto per decenni grazie all’affetto degli sviluppatori e alla sua comparsa in vecchi dialoghi di stampa del sistema. Lo stesso spirito, in fondo, con cui Apple ha deciso di riportarlo in vita dentro iOS 27, nascosto sotto un cursore che serve a decidere quanto vetro si vuole vedere sullo schermo.
Fonte: TecnoAndroid








