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NASA scopre sulla Luna un cratere largo 222 metri

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Un nuovo cratere sulla Luna, enorme e per certi versi inaspettato, è finito sotto gli occhi di uno scienziato della NASA quasi per caso, durante un normale controllo sulla qualità dei dati. La scoperta è arrivata nel 2026, ma l’impatto che l’ha generato risale alla primavera del 2024, e ha lasciato un segno così grande da essere già il più vasto mai individuato dal Lunar Reconnaissance Orbiter.

La superficie lunare conta oltre 2 milioni di crateri, però la gran parte di quelli davvero grandi si è formata molto prima che qualcuno, dalla Terra, iniziasse a guardare in alto con un telescopio. Per questo motivo trovarne uno nuovo e di dimensioni notevoli non è una notizia da archiviare in fretta. A notarlo è stato Robert Wagner, scienziato della NASA, mentre passava in rassegna immagini di routine. Il risultato è stato poi pubblicato su Science Advances.

Scoperta NASA: un buco largo 222 metri comparso in poche settimane

Le misure aiutano a capire la portata della cosa. Il cratere è largo circa 222 metri, più del doppio di un campo da football americano, e profondo circa 43 metri, l’equivalente di tre scuolabus messi uno sopra l’altro. L’oggetto che ha colpito il suolo lunare doveva avere le dimensioni di un edificio di sei piani, ed è arrivato in un intervallo di tempo piuttosto stretto, tra l’11 aprile 2024 e il 22 maggio 2024.

“Mi sono semplicemente fermato, ho lasciato tutto e ho iniziato a capire cosa fosse quel punto”, ha raccontato Wagner. Una reazione comprensibile, considerando che eventi di questo tipo non si vedono ogni anno e nemmeno ogni decennio. Nell’articolo scientifico lo ha messo nero su bianco: “I modelli di produzione dei crateri indicano che un impatto di questa entità sia atteso solo una volta ogni 132 anni sulla Luna. Questo evento costituisce quindi un’osservazione statisticamente rara, praticamente irripetibile nell’arco di una vita”.

Il Lunar Reconnaissance Orbiter completa una scansione dell’intera superficie lunare ogni 14 giorni, il che significa un flusso continuo di immagini aggiornate. E siccome la Luna non ha atmosfera, il suo aspetto butterato resta praticamente immutato fino a quando non arriva un altro asteroide o meteorite a rimescolare le carte. Le tracce restano lì, intatte, in attesa che qualcuno le confronti con quelle precedenti.

Diciassette anni di osservazioni e un nome appena assegnato

In diciassette anni di servizio, l’orbiter ha individuato circa 1.000 nuovi crateri da impatto e oltre 100.000 altre modifiche della superficie lunare. C’è però un limite tecnico non trascurabile: il satellite riesce a distinguere solo crateri larghi almeno 9 metri, quindi tutti gli impatti più piccoli passano inosservati. Il numero reale dei cambiamenti che avvengono sulla Luna, in sostanza, rimane sconosciuto.

La scoperta si inserisce in un periodo particolarmente movimentato per il nostro satellite naturale. Con la missione Artemis II sono tornati esseri umani nei suoi dintorni per la prima volta dopo 50 anni. E poi c’è stato l’impatto di un razzo SpaceX abbandonato, finito sulla superficie lunare, che ha però prodotto un cratere decisamente più piccolo rispetto a quello trovato da Wagner.

La NASA ha deciso di chiamarlo McGetchin, in onore di Tom McGetchin, scienziato che nel 1977 diventò direttore del Lunar Science Institute, poco prima della sua morte avvenuta nel 1979. Un nome nuovo su una mappa che sembrava già scritta, e che invece continua a cambiare sotto gli occhi di chi ha la pazienza di confrontare due immagini scattate a distanza di poche settimane.

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