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Twitter torna online come Twitter.now e Musk passa all’attacco

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Il ritorno di Twitter non è una battuta né un esercizio di nostalgia: la piattaforma con l’uccellino bianco su sfondo blu è di nuovo online, con il nome di Twitter.now, e ha già scatenato la reazione furiosa di Elon Musk. Dietro l’operazione c’è una società che si chiama Operation Bluebird, che da qualche giorno ha aperto le porte del suo servizio replicando quasi in tutto il funzionamento del social originale, quello che nel 2022, dopo l’acquisizione da parte di Musk, era stato smontato e ribattezzato X.

L’accesso anticipato, per ora, è a pagamento. Serve versare una quota di circa 18 euro per sostenere il progetto, cifra che dà diritto a badge in edizione limitata e ad altri vantaggi riservati a chi entra per primo. Il richiamo estetico al vecchio social è dichiarato, quasi ostentato, ma le intenzioni sono diverse. In un post pubblicato su LinkedIn la società ha spiegato che Twitter.now non vuole essere una semplice operazione amarcord, bensì un servizio in cui gli iscritti decidono che tipo di contenuti far arrivare nei propri feed, con la libertà d’espressione come principio di partenza.

Twitter e la battaglia legale sui diritti del marchio

A metterci la faccia è Stephen Coates, uno dei fondatori della compagnia e in passato responsabile legale proprio di Twitter. Le sue parole in un’intervista non lasciano molto spazio all’interpretazione: «Siamo una piccola compagnia, abbiamo investitori e abbiamo un prodotto. Abbiamo aspettato mesi e mesi per lanciarlo, ma ora non aspetteremo di più».

Il punto centrale della vicenda riguarda i diritti. Secondo Operation Bluebird, sarebbe stata la scelta di Musk di abbandonare il vecchio marchio a spalancare la porta: logo, la parola «tweet», l’intera identità visiva. Un appiglio concreto arriverebbe da una sentenza provvisoria emessa ad aprile dal giudice Colm Connolly della Corte Distrettuale degli Stati Uniti, secondo cui X Corporation avrebbe rinunciato ai diritti sulle proprietà intellettuali di Twitter. Per Coates e i suoi soci quel pronunciamento è suonato come un via libera sufficiente per procedere.

La società di Musk la vede in modo opposto. X Corporation ha citato in giudizio Operation Bluebird e ha presentato a un giudice federale del Delaware una richiesta ingiuntiva per bloccare in anticipo qualsiasi tentativo di far rinascere una nuova versione di Twitter. Il lancio è comunque avvenuto, il che rende il contenzioso ancora più incandescente di quanto già fosse.

Vera, il fact checking che gira su Gemini

Tra le funzioni di punta del nuovo social c’è Vera, acronimo di «Veracity engine for real time analysis», un sistema di verifica dei contenuti costruito su Gemini, il modello di intelligenza artificiale di Google. L’idea è tanto semplice quanto ambiziosa: permettere di controllare in tempo reale l’attendibilità di qualsiasi post pubblicato sulla piattaforma, mettendo in difficoltà quelle imprecisioni che di solito viaggiano più veloci delle smentite.

Coates lo ha testato in prima persona condividendo affermazioni palesemente sbagliate, tipo «George Washington fu il nostro secondo presidente», per vedere come reagiva il sistema. Il progetto, comunque, non si ferma qui. È già prevista una versione 2.0 di Vera, con funzionalità più raffinate e una possibilità in più per gli iscritti: visualizzare soltanto i post che superino una determinata soglia di verifica, filtrando tutto il resto.

Un impianto che, almeno sulla carta, ribalta la logica degli ultimi anni dei social, dove l’algoritmo decide e l’utente subisce. Qui la promessa è quella opposta, con il controllo del feed spostato nelle mani di chi lo legge. Se questa promessa reggerà l’urto delle aule di tribunale americane, dove Operation Bluebird dovrà difendere la legittimità del proprio nome, è la partita che si gioca adesso davanti al giudice federale del Delaware.

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