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Spotify, le funzioni nascoste che quasi nessuno usa

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Chi usa Spotify ogni giorno probabilmente ne sfrutta una frazione minima, perché dietro il tasto play si è accumulata negli anni una serie di funzioni che restano nascoste finché qualcuno non le indica. La piattaforma ha messo in fila proprio queste possibilità, quelle meno pubblicizzate, quelle che non hanno avuto un annuncio in grande stile ma che cambiano il modo di ascoltare. Nessuna rivoluzione, chiaro. Però la somma dei pezzi vale più delle singole parti, e alcune di queste opzioni richiedono l’abbonamento Premium per essere attivate.

Il punto di partenza più curioso è SongDNA, una funzione integrata direttamente nella schermata di riproduzione. Serve a capire cosa c’è dentro un brano, e non in senso figurato: chi lo ha scritto, chi lo ha prodotto, quali campionamenti contiene, quali cover ha ispirato negli anni. Per chi ha l’abitudine di scavare nei crediti, di risalire alla catena di autori dietro un singolo di successo, è un piccolo archivio a portata di dito. I numeri parlano di oltre 100 milioni di abbonati che già la utilizzano, segno che il pubblico ha capito il senso della cosa. Resta però un privilegio dei soli utenti Premium, quindi chi ascolta nella versione gratuita non la trova.

Concerti e testi, il lato pratico dell’ascolto

Sul fronte degli eventi live la proposta si chiama Concerti vicino a te, una playlist personalizzata che si rinnova ogni mercoledì con trenta brani firmati da artisti in tour nella zona dell’utente. Il meccanismo è semplice e ben pensato: espandendo la riga del singolo brano compaiono i dettagli dell’evento e il collegamento diretto per acquistare i biglietti. Non serve uscire dall’app, non serve cercare altrove. Perché funzioni davvero, però, occorre avere le notifiche attive e la posizione impostata correttamente nel Live Events Feed, altrimenti i suggerimenti diventano generici e perdono buona parte della loro utilità.

Poi ci sono i testi sincronizzati, che restano una delle funzioni più consultate in assoluto sull’intera piattaforma, con centinaia di milioni di visualizzazioni ogni giorno. Un dato che dice molto sull’abitudine di cantare sopra i brani o semplicemente di capire cosa si sta ascoltando. Qui gli aggiornamenti sono arrivati in ordine sparso ma hanno un filo comune, cioè rendere i testi accessibili sempre e comunque. È stata aggiunta la traduzione in altre lingue, la possibilità di seguirli anche offline, e le anteprime che permettono di dare un’occhiata alle parole prima ancora di avviare la riproduzione. Piccoli tocchi, ma chi ascolta musica straniera li apprezza subito.

Reserved, i biglietti riservati ai fan più fedeli

La trovata più originale del pacchetto porta il nome di Reserved e per ora riguarda soltanto gli abbonati Premium negli Stati Uniti e in Canada. Il sistema individua i fan più attivi di un determinato artista, incrociando dati come gli stream accumulati, i salvataggi dei brani e le condivisioni, e a quel punto mette da parte due biglietti del tour prima che le vendite si aprano al pubblico generale. L’idea premia chi ascolta davvero e non chi arriva primo nella corsa online, ribaltando una logica che ha fatto arrabbiare parecchie persone negli ultimi anni. Il limite, evidente, è geografico. Non ci sono indicazioni su un eventuale arrivo in Europa, né sui tempi, quindi al momento resta una possibilità osservata da lontano da chi vive nel resto del mondo.

Messe in sequenza, queste funzioni raccontano una direzione precisa presa da Spotify, quella di trasformare l’app da lettore musicale a qualcosa di più simile a un punto di raccolta attorno alla musica e a chi la fa. Informazioni sui brani, occasioni per vedere gli artisti dal vivo, testi consultabili in ogni condizione. Il denominatore comune, in diversi casi, è l’abbonamento a pagamento, che continua a essere la chiave per accedere alle novità più interessanti del catalogo di strumenti.

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