Vai al contenuto
Offerte

Cupra elettrica in fiamme sulla A13: due vittime nel tunnel

In questo articolo Indice dei contenuti 2 sezioni

Sulla A13, all’altezza del tratto coperto vicino a Mantes-la-Ville, una Cupra elettrica ha preso fuoco mentre viaggiava in direzione Parigi, e dentro quell’abitacolo hanno perso la vita una donna incinta di nove mesi e il suo bambino di due anni. È accaduto sabato 12 settembre, poco prima delle 17:50, e le prime indagini raccontano una dinamica tanto semplice quanto difficile da spiegare: nessun altro veicolo coinvolto, nessuna collisione, solo un’auto che si è incendiata da sola mentre procedeva lungo la carreggiata. La causa precisa delle fiamme, al momento, resta sconosciuta.

A bordo c’erano tre persone. Il rogo è divampato all’interno della galleria, uno degli scenari peggiori possibili quando si parla di incendio di un veicolo, perché il fumo si accumula, il calore non si disperde e le vie di fuga diventano complicate. La madre e il figlio sono rimasti intrappolati tra le fiamme. Nonostante l’intervento dei soccorsi, per entrambi non c’è stato nulla da fare. Il conducente è stato estratto in condizioni gravissime e trasportato in ospedale in codice rosso, ma nelle ore successive la situazione si è stabilizzata e ora è fuori pericolo.

Cosa hanno stabilito finora gli inquirenti

La procura di Versailles ha messo nero su bianco il punto più importante emerso dai primi accertamenti: non ci sono elementi che facciano pensare al coinvolgimento di un altro veicolo. Una precisazione che cambia parecchio la prospettiva dell’inchiesta, perché sposta tutta l’attenzione sul mezzo stesso e su quello che può essere successo a bordo nei minuti precedenti. L’autostrada A13 è rimasta chiusa temporaneamente per permettere ai vigili del fuoco di domare le fiamme e mettere in sicurezza l’area, un’operazione che in un tunnel richiede sempre una mobilitazione consistente di uomini e mezzi.

Adesso il lavoro degli investigatori si concentra su due fronti. Il primo è individuare il punto esatto da cui è partito il fuoco. Il secondo è capire come si sia propagato così rapidamente da rendere impossibile l’uscita di due dei tre occupanti. Sono accertamenti tecnici che accompagnano quasi sempre gli incidenti stradali con esito mortale, e servono a ricostruire la sequenza degli eventi minuto per minuto, senza affidarsi alle impressioni raccolte nell’immediatezza.

Il nodo della batteria e le domande ancora aperte

Trattandosi di un’auto elettrica, è inevitabile che l’attenzione si sposti sulla batteria. Gli esperti dovranno esaminare lo stato delle celle, dei collegamenti e dei vari componenti del sistema di trazione per risalire all’origine del rogo. Va però detto con chiarezza che, allo stato attuale, non esiste alcun elemento che indichi la batteria o il motore elettrico come responsabili dell’incendio. Nessun guasto specifico è stato individuato.

La distinzione tra ciò che si sa e ciò che ancora non si sa, in questa vicenda, è fondamentale. I fatti accertati sono due: l’auto era effettivamente un modello elettrico e, secondo le prime informazioni diffuse dalla procura, nessun altro mezzo è entrato in contatto con la Cupra. Tutto il resto appartiene al campo delle ipotesi da verificare. Il motivo per cui il veicolo abbia iniziato a bruciare mentre era in marcia è esattamente la domanda a cui l’inchiesta dovrà rispondere.

Una risposta che pesa, perché parlare di auto elettriche e incendi significa muoversi su un terreno dove le semplificazioni corrono veloci e le verifiche tecniche richiedono tempo. Gli accertamenti disposti sul tratto di Mantes la Ville dovranno chiarire come un incendio di questa portata abbia potuto svilupparsi in un tempo tanto breve da non lasciare scampo a una donna incinta di nove mesi e a un bambino di due anni.

Fonte

Condividi:
56 Condivisioni