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La truffa del rimborso TARI è l’ultima variante di uno schema che ormai gira da mesi in Italia, e stavolta a fare da esca è un presunto accredito sulla tassa rifiuti che il cittadino avrebbe pagato in eccesso. A segnalarla sono stati gli esperti del CERT-AgID, il Computer Emergency Response Team dell’Agenzia per l’Italia Digitale, che hanno individuato una serie di siti costruiti per somigliare in tutto e per tutto a quello di pagoPA. Stesso logo, stessa grafica, stessa impaginazione. Solo che dietro non c’è nessuna pubblica amministrazione, ma un gruppo di criminali informatici a caccia di dati personali e di pagamento.
Il copione, del resto, è già stato visto. Prima i finti contributi INPS, poi i rimborsi sui ticket sanitari, quindi quelli sulle spese per i farmaci. Adesso tocca alla tassa sui rifiuti, e la scelta non è casuale. Parecchi Comuni italiani hanno abbandonato il vecchio modello F24 per la riscossione della TARI e mandano ai cittadini un avviso di pagamento pagoPA. Il marchio, insomma, è familiare. Ed è proprio su questa familiarità che punta il raggiro.
Come funziona il finto avviso di rimborso
Il link alle pagine fasulle arriva con ogni probabilità via email. Chi ci clicca si ritrova davanti a un titolo che sembra uscito da un ufficio comunale: “Avviso di rimborso per pagamento in eccesso della TARI”. Nel testo si legge che, a seguito di controlli effettuati sul sistema pagoPA e presso il Comune, risulterebbe un versamento superiore al dovuto. Per consultare la pratica, spiega la pagina, basta inserire il codice fiscale oppure il numero della carta d’identità.
Fatto questo, ecco comparire la cifra: 95,00 euro di rimborso per la TARI relativa all’anno 2025. Una somma credibile, né troppo alta da insospettire né troppo bassa da non interessare. A quel punto il modulo chiede tutto il resto. Nome, cognome, indirizzo di residenza, CAP, comune, provincia, regione, numero di cellulare, indirizzo email. E soprattutto i dati della carta di credito: intestatario, numero, data di scadenza e codice CVV.
Con quelle informazioni in mano i criminali possono fare parecchie cose, tutte illegali. Il CERT-AgID ha chiesto la disattivazione dei domini coinvolti e nel frattempo l’accesso ai siti risulta bloccato dalla protezione Google Safe Browsing. Sul portale ufficiale di pagoPA, inoltre, esiste una sezione dedicata proprio a questo: spiega come riconoscere ed evitare i tentativi di phishing e le altre truffe online che sfruttano abusivamente nome, marchi o logo della piattaforma.
Il rimborso vero segue tutt’altra strada
C’è un dettaglio che, da solo, smaschera l’intera messinscena. I Comuni non rimborsano automaticamente la TARI pagata in eccesso o non dovuta. Non esiste un sistema che si accorge dell’errore e restituisce i soldi di sua iniziativa, tanto meno tramite un modulo online dove serve il numero della carta di credito.
La procedura reale è molto più burocratica e molto meno immediata. Il cittadino deve presentare una richiesta entro cinque anni dal giorno del pagamento, e può farlo con raccomandata A/R, tramite PEC oppure consegnando la domanda a mano. Il rimborso, quando viene riconosciuto, arriva con un bonifico o attraverso la compensazione con i pagamenti successivi. Mai, in nessun caso, chiedendo il CVV su una pagina web.








