C’è una nuova truffa FaceTime che sta girando parecchio negli ultimi mesi e che sta mettendo in allarme chi si occupa di sicurezza informatica. Il meccanismo è tanto semplice quanto insidioso: basta una videochiamata e, senza rendersene conto, la vittima finisce per consegnare ai malintenzionati le chiavi del proprio conto corrente. Niente virus complicati, niente allegati sospetti da aprire. Solo una chiamata che sembra arrivare da qualcuno di cui fidarsi.
Il punto è proprio questo. Le truffe online non stanno ferme un attimo, cambiano pelle di continuo e trovano sempre nuovi modi per farsi largo. Questa volta i criminali hanno deciso di puntare su uno strumento che quasi tutti gli utenti Apple usano ogni giorno senza pensarci troppo. Ed è forse questo che rende il tutto più pericoloso del solito: FaceTime lo associamo alle chiacchierate con gli amici o con i parenti lontani, non certo a un raggiro pensato per svuotare il portafoglio.
Come funziona il raggiro e perché fa presa
Lo schema si regge quasi tutto sui finti avvisi bancari. Alla vittima arriva un messaggio o una comunicazione che sembra provenire dalla propria banca, con toni allarmistici che spingono ad agire in fretta. Un movimento sospetto sul conto, un accesso non autorizzato, qualcosa che spaventa e che porta a reagire d’istinto invece che con calma. A quel punto scatta la seconda parte del piano, quella affidata alla videochiamata.
Durante la chiamata i truffatori si presentano come operatori dell’istituto bancario e, con modi che sembrano professionali, convincono l’utente a condividere dati sensibili. Codici, credenziali di accesso, informazioni che nelle mani sbagliate valgono oro. Tutto avviene mentre la persona è ancora sotto pressione per il presunto problema segnalato poco prima, e così le difese si abbassano proprio nel momento in cui servirebbero di più.
La forza di questa tecnica sta nella combinazione tra due elementi. Da una parte l’urgenza creata ad arte, dall’altra la fiducia che tendiamo a riporre in una videochiamata, dove vedere una persona in volto ci fa sentire più tranquilli rispetto a una semplice telefonata. È un meccanismo psicologico ben studiato, che sfrutta le nostre reazioni automatiche più che le nostre vulnerabilità tecniche.
Vale la pena ricordare una cosa che gli esperti ripetono da sempre. Nessuna banca chiede codici o credenziali durante una chiamata, tanto meno tramite FaceTime. Se una comunicazione arriva con quei toni concitati e con la richiesta di condividere informazioni riservate, è quasi sempre il segnale che qualcosa non torna. Meglio interrompere tutto e contattare direttamente l’istituto attraverso i canali ufficiali, senza dare seguito a quello che viene chiesto nel corso della videochiamata.
Il consiglio di fondo resta quello di prendersi qualche secondo per respirare prima di reagire. I criminali contano proprio sulla fretta e sul panico, e togliergli quel vantaggio significa già mettere in difficoltà buona parte del loro piano. Un attimo di lucidità, in questi casi, può fare la differenza tra un tentativo di raggiro sventato e un conto corrente prosciugato.


