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Il Saturday Night Live ha deciso di prendere di mira gli allarmi apocalittici che da qualche tempo arrivano dal mondo dell’intelligenza artificiale, e lo ha fatto scegliendo un bersaglio preciso. Nell’ultima puntata l’attrice del cast Jane Wickline ha portato in scena la sua imitazione di Dario Amodei, amministratore delegato di Anthropic, trasformando i timori del settore in uno sketch tanto surreale quanto pungente. Il risultato è una caricatura che gioca tutta sul contrasto tra chi costruisce questa tecnologia e chi, nello stesso momento, ne descrive i pericoli.
A introdurre il momento comico è stato Michael Che, conduttore del Weekend Update, lo spazio del programma che fa il verso ai telegiornali. Che è apparso un po’ incerto sulla pronuncia del cognome Amodei, piccolo inciampo che ha aggiunto un tocco di naturalezza all’apertura. Nel presentare il segmento ha raccontato che il CEO di Anthropic avrebbe affrontato un tour con la stampa in modo piuttosto maldestro, finendo per dare ragione, almeno in apparenza, a un ex dipendente convinto che l’intelligenza artificiale potrebbe distruggere l’umanità. Una premessa perfetta per quello che sarebbe arrivato subito dopo.
Una parrucca notevole e un lato oscuro alla Gollum
La versione di Dario Amodei proposta da Jane Wickline si è presentata con una parrucca decisamente riuscita e con un modo di parlare fatto di esitazioni, frasi spezzate e risposte che faticavano ad arrivare in fondo. Il bello, però, stava altrove. A più riprese le risposte si sono trasformate in veri e propri dialoghi interiori con il proprio lato oscuro, nello stile di Gollum, il personaggio che litiga con se stesso nelle pagine di Tolkien e nei film tratti dai suoi romanzi. In uno di questi passaggi l’Amodei immaginario è arrivato a una confessione senza giri di parole: “L’intelligenza artificiale è il diavolo e io il suo creatore”.
Lo sketch non si è fermato lì. Nei panni del capo di Anthropic, Wickline ha rassicurato il pubblico spiegando che i dirigenti del settore sono tutti allineati su un punto preciso: “Non approviamo quello che stiamo facendo”. Una battuta che condensa in poche parole il paradosso su cui ruota l’intera parodia, cioè quello di un’industria che continua a sviluppare sistemi sempre più potenti mentre i suoi stessi protagonisti ne descrivono i rischi con toni cupi.
Armi, strumenti e una cura per il cancro poco convincente
Tra le frasi più riuscite c’è quella dedicata alla natura stessa della tecnologia. “L’intelligenza artificiale non è un’arma, è uno strumento. Uno strumento per costruire armi”, ha dichiarato l’attrice, ribaltando una delle difese più classiche usate per parlare di innovazione. Subito dopo è arrivato un appello dal sapore quasi disperato, pronunciato con la massima serietà: “Vi esorto a esortarmi a fermarmi”. Un gioco di parole che mette a nudo, con ironia, l’idea di un creatore incapace di frenare da solo la propria creatura.
Non poteva mancare un passaggio sui presunti benefici di questa tecnologia, a partire dalla possibilità spesso evocata di arrivare a curare il cancro. Anche qui la parodia ha giocato sul ridimensionamento delle promesse. Interpellato sull’argomento, il finto Amodei ha risposto così: “Mettiamola in questo modo. Tra 10 anni c’è circa il 10% di probabilità che il cancro non sia più un problema per nessuno”.
Fonte: TecnoAndroid








