La disinformazione sui protettori solari ha trovato terreno fertile su TikTok, dove i video che mettono in dubbio la sicurezza delle creme solari riescono a calamitare un’attenzione sproporzionata rispetto al loro reale peso numerico. È quanto emerge da una nuova ricerca pubblicata sulla rivista Plos Digital Health e coordinata dall’Università di Alberta, in Canada. Gli studiosi hanno scoperto un meccanismo curioso e per certi versi preoccupante. I contenuti che seminano dubbi sull’efficacia dei bloccanti solari sono pochi, una minoranza assoluta, eppure conquistano like, condivisioni e commenti come pochi altri. E parliamo di una delle piattaforme più frequentate del pianeta, soprattutto dai più giovani.
I protettori solari sui social network
Per capire cosa stesse succedendo, il gruppo di ricerca ha passato al setaccio i 971 video più visti su TikTok, quelli legati ai cinque hashtag in inglese più usati per parlare di creme solari: #sunscreen, #sunscreenviral, #spf, #sunscreenreview e #sunprotection. Ogni video è stato poi catalogato in base a vari criteri, dalla promozione del prodotto alle critiche di natura sanitaria, fino al coinvolgimento del pubblico misurato attraverso visualizzazioni, like, condivisioni e commenti.
I numeri raccontano una storia abbastanza chiara. La gran parte dei video, l’86,8 per cento, invitava a usare i protettori solari. Solo il 6 per cento conteneva critiche o dubbi sulla sicurezza, con percentuali ancora più piccole quando si scende nel dettaglio. C’era chi sosteneva che le creme avessero effetti nocivi, addirittura tossici o cancerogeni, e qui parliamo dell’1,5 per cento. E chi affermava che impedissero di assorbire la vitamina D, fermandosi all’1,2 per cento.
L’effetto sproporzionato dei contenuti critici
Eppure, nonostante questa fetta minuscola, i video che criticavano i filtri solari hanno generato in media un coinvolgimento del pubblico nettamente superiore. Più visualizzazioni, più like, più condivisioni e più commenti rispetto ai contenuti che ne difendevano l’uso. Un paradosso che i ricercatori hanno spiegato senza troppi giri di parole.
“La nostra analisi ha dimostrato che TikTok non è invaso dalla disinformazione sul protettore solare, ma i video che affermano in modo pericoloso che le creme solari sono dannose o inutili ricevono livelli di coinvolgimento del pubblico relativamente elevati”, hanno spiegato gli autori. E hanno aggiunto un’osservazione interessante. “Questo suggerisce che i contenuti critici o di opposizione possono attirare un’attenzione sproporzionata anche quando non sono ampiamente rappresentati.”
In altre parole, basta poco perché un messaggio sbagliato faccia molto rumore. La prevenzione del cancro della pelle passa anche da questi dettagli, ed è qui che la ricerca tocca un punto dolente.
Un’occasione mancata per la salute pubblica
C’è infatti un altro aspetto che gli studiosi hanno voluto sottolineare. Gran parte dei contenuti che promuovevano l’uso delle creme solari rappresenta una sorta di occasione sprecata. La maggioranza dei video si concentrava sui benefici estetici e sulla promozione del prodotto, mentre solo il 6 per cento citava esplicitamente la riduzione del rischio di cancro della pelle. Guardando dentro questa categoria di video promozionali, emerge che il 17,4 per cento puntava sulla prevenzione dei danni cutanei, il 15,3 per cento sui benefici contro l’acne e l’11,5 per cento sulla protezione contro l’invecchiamento.
“È stato sorprendente constatare quanti video su TikTok promuovessero l’uso del protettore solare senza menzionare specificamente l’importante ruolo che svolge nella prevenzione del cancro”, hanno ribadito gli autori. “Solo il 6 per cento dei video analizzati su TikTok menzionava esplicitamente i benefici in termini di riduzione del rischio di cancro della pelle.”