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Nelle foreste montane della Thailandia è spuntato un fiore del diavolo che cresce e sopravvive senza mai vedere la luce del sole, e la cosa ha sorpreso anche chi studia piante da una vita. Perché l’immagine mentale che tutti abbiamo, quella del germoglio che si piega verso la finestra alla ricerca del raggio, qui non funziona proprio. Questa specie fa esattamente il contrario, resta nascosta sotto le foglie marce del sottobosco e se la cava benissimo lo stesso. La scoperta è stata descritta in uno studio pubblicato sulla rivista PhytoKeys, e riguarda un genere vegetale che già di per sé ha una fama particolare tra i botanici.
Il gruppo a cui appartiene questo fiore è distribuito su aree enormi del pianeta, dall’Asia tropicale e subtropicale fino all’Australia temperata, passando per l’America tropicale. La concentrazione più alta di specie, però, si trova nell’Asia sudorientale, che resta il vero epicentro di questa famiglia di piante piuttosto schiva. Parliamo di organismi piccoli, difficili da individuare, che passano gran parte dell’esistenza sepolti e si mostrano in superficie solo quando devono fiorire.
Una pianta senza clorofilla che vive al buio
Qui sta il punto che rende tutto interessante. La stragrande maggioranza delle piante contiene clorofilla, il pigmento verde che cattura l’energia luminosa e innesca la fotosintesi, cioè il processo con cui una pianta si fabbrica da sola il cibo. Il fiore del diavolo di clorofilla non ne ha nemmeno un po’. Tradotto in parole semplici, non può usare la luce solare per produrre energia e non può sintetizzare il proprio nutrimento attraverso la fotosintesi clorofilliana. Un vegetale che, sulla carta, dovrebbe morire di fame nel giro di pochissimo.
E invece no. Il trucco sta sottoterra, nei funghi. Questa specie ricava il carbonio e tutti gli altri nutrienti di cui ha bisogno dai funghi che vivono nel suolo, appoggiandosi alla loro rete sotterranea come farebbe un inquilino molto abile. È così che riesce a completare il proprio ciclo vitale nell’oscurità del sottobosco, dove la luce arriva filtrata e scarsa, quando arriva.
Perché si chiama Thismia daemona
Il nome scientifico della nuova specie è Thismia daemona, ed è stato scelto con una certa cura. A raccontare come sono arrivati a quella decisione è Sahut Chantanaorrapint, botanico dell’Università Prince of Songkla, che ha spiegato la sorpresa del ritrovamento. “Il ritrovamento di Thismia daemona nel Parco Nazionale di Thong Pha Phum è stata davvero una grande sorpresa. In genere, le specie di Thismia sono note per vivere nelle foreste pluviali di pianura perennemente umide, tuttavia questa popolazione è stata scoperta in una foresta montana sempreverde stagionale ad un’altitudine di quasi 1.000 metri sul livello del mare”, ha dichiarato il ricercatore.
Il dettaglio dell’altitudine non è secondario. Significa che il genere Thismia è capace di adattarsi ad ambienti diversi da quelli in cui i botanici si aspettavano di trovarlo, il che apre la porta a ulteriori ritrovamenti in zone finora poco battute. Il Parco Nazionale di Thong Pha Phum, in questo senso, diventa un punto di riferimento nuovo.
Sulla scelta del nome, invece, il gruppo di lavoro non ha avuto dubbi. “Considerato il suo stile di vita nascosto, sotterraneo e misterioso sul suolo della foresta, il nostro team ha concordato all’unanimità che chiamarla Thismia daemona catturasse perfettamente la sua essenza enigmatica e diabolica”, ha spiegato ancora Chantanaorrapint. Un battesimo che gioca sull’aspetto della pianta e sul suo comportamento da abitante degli inferi vegetali, una creatura che emerge dal terreno giusto il tempo necessario e poi torna a nascondersi. Il risultato è una specie che ribalta l’idea comune di come funziona una pianta. Niente verde, niente luce, niente fotosintesi. Solo una rete di funghi nel terreno e un fiore che spunta nel buio delle foreste montane thailandesi, a mille metri di quota.
Fonte: TecnoAndroid








