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Una GeForce RTX 5090 Founders Edition rispedita al mittente senza nemmeno essere toccata, solo perché il numero di serie stampato sulla scheda non era più leggibile. È la disavventura raccontata da un utente su Reddit, e racconta bene quanto possa essere fragile il confine tra una sostituzione in garanzia andata a buon fine e un rifiuto secco.
Il contesto è noto a chi segue il mondo delle schede video di fascia altissima. Negli ultimi tempi si sono moltiplicati i casi di prodotti NVIDIA top di gamma andati letteralmente in fumo per colpa del famigerato connettore di alimentazione ausiliaria. Nella maggior parte delle situazioni la storia finisce bene, con l’utente che apre una pratica e l’azienda oppure il partner che provvede a sostituire l’hardware danneggiato. Solo che quel lieto fine non è scritto da nessuna parte. Dipende anche da chi si trova dall’altro lato dello sportello, e da come si è svegliato quella mattina.
Crash, schermate nere e una pratica di RMA avviata
Il protagonista della vicenda è stato sfortunato due volte. Prima perché i problemi hanno colpito una scheda costosa e preziosa come GeForce RTX 5090 Founders Edition, con un listino che si aggira intorno ai 2.000 euro e che oggi risulta praticamente introvabile anche offrendo il doppio. Poi perché la richiesta di intervento rischia di finire nel nulla per una motivazione che, guardandola da fuori, appare davvero difficile da difendere.
I sintomi erano chiari: crash frequenti accompagnati da schermate nere. Una volta contattata l’assistenza e spiegato tutto per filo e per segno, NVIDIA ha avviato la procedura di RMA per la sostituzione. Fin qui, nessun problema particolare. Il nodo è arrivato subito prima della spedizione, quando l’utente si è accorto che il numero di serie stampato sulla scheda si era sbiadito a tal punto da risultare illeggibile.
Un mese in assistenza, poi il pacco torna indietro
La GeForce RTX 5090 è stata comunque inviata, con la speranza che il resto della documentazione bastasse. È rimasta in assistenza per oltre un mese, per poi tornare al mittente esattamente come era partita. Nessuna riparazione, nessuna sostituzione, solo la questione del seriale sbiadito come motivazione del rifiuto.
L’utente sostiene che la scheda non fosse mai stata aperta, né modificata, né riparata da terzi. E aggiunge di avere ancora sia la confezione originale sia la prova d’acquisto. Non elementi qualsiasi, se si considera che erano stati proprio quelli indicati come sufficienti da un chatbot dell’assistenza per procedere con la richiesta di garanzia. Insomma, una rassicurazione ricevuta in fase preliminare che poi non ha retto al confronto con chi ha materialmente esaminato il prodotto.
Perché la vicenda riguarda tutti
Il caso singolo, di per sé, potrebbe sembrare marginale. Il punto è che tocca un tema concreto per chiunque possieda hardware costoso: la leggibilità di un’etichetta o di una stampa sul PCB diventa la chiave per accedere o non accedere a un servizio che, sulla carta, spetta di diritto. Se l’inchiostro si consuma con il tempo, con il calore, con la normale vita di una scheda che lavora sotto carico, l’onere ricade sul proprietario.
E il timore è comprensibile quando in gioco c’è una scheda grafica che costa quanto un computer completo di buona fascia, oltretutto difficile da reperire sul mercato. La vicenda serve da promemoria: conservare scatola e ricevuta è fondamentale, ma potrebbe non essere abbastanza se il numero di serie sulla RTX 5090 diventa illeggibile. Al momento l’utente si ritrova con una scheda che presenta crash e schermate nere, tornata indietro dopo più di trenta giorni di attesa senza alcun intervento.
Fonte: TecnoAndroid








