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Tesla Cybercab, il robotaxi senza volante debutta ad Austin

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Le strade di Austin, in Texas, sono diventate il banco di prova di Cybercab, il robotaxi di Tesla che ha fatto a meno di volante e pedali. Non un errore di progettazione e nemmeno una trovata pubblicitaria alla maniera della Tesla spedita nello spazio, ma un progetto a cui Elon Musk tiene parecchio e che ora entra davvero nel vivo. Presentati a marzo, questi veicoli a due posti hanno iniziato a muoversi in città, con quella carrozzeria dorata che richiama la classica utilitaria della casa americana, solo più compatta.

Chi sale a bordo si trova davanti a un abitacolo spoglio di tutto ciò che normalmente definisce un’auto. Nessun volante, nessun pedale, niente comandi tradizionali. Una scelta che può sembrare azzardata, e che invece per Tesla serve a rinforzare i tre principi su cui l’azienda dice di fondare la propria idea di guida autonoma: sicurezza, accessibilità e comfort. Il test su strada ad Austin, dove peraltro la società ha sede, punta a smontare la diffidenza di chi non si fida a salire su una macchina senza qualcuno al posto di guida.

Telecamere, intelligenza artificiale e numeri sotto il cofano

A fare da occhi al mezzo ci sono le telecamere, che hanno il compito più delicato di tutti, cioè calcolare le distanze e dire al veicolo come muoversi nello spazio circostante. Il resto lo fa l’intelligenza artificiale, combinata con il software che gestisce la guida completamente autonoma. Sul fronte meccanico i numeri raccontano una filosofia precisa, quella dell’efficienza più che della prestazione: un motore da circa 219 cavalli e una batteria da 48 kWh. Dai test di laboratorio e dall’analisi dei consumi su strada ci si aspetta un’autonomia massima di 480 chilometri prima di dover passare dalla colonnina. Musk lo descrive come un mezzo pensato per essere alla portata di tutti, anche sul piano economico. Certezze sul listino non ce ne sono ancora, si parla di una cifra attorno ai 26 mila euro, ma l’imprenditore sudafricano vorrebbe scendere ancora più in basso. Il debutto pubblico ha avuto un effetto immediato a Wall Street, con le azioni Tesla cresciute del 5%.

Concorrenza, polemiche social e l’indagine federale

Non si tratta soltanto di rumore mediatico. Stando ai dati diffusi negli Stati Uniti, Tesla si piazza davanti a Waymo, che resta la rivale principale nel settore dei taxi senza conducente, sia per numero di veicoli impiegati sia per corse completate. Un sorpasso che pesa, considerando quanto a lungo il concorrente abbia dominato la conversazione su questo tipo di servizio.

Sui social, però, la musica è cambiata. Lo spot di presentazione ha girato parecchio, ma i commenti sono stati tutt’altro che teneri. Nel video compaiono diversi passeggeri del taxi e uno di questi arriva in sedia a rotelle, la ripone nel bagagliaio e poi sembra salire in macchina. Quel fotogramma ha spaccato il pubblico in due, tra chi ha gridato all’errore o alle presunte doti miracolose del robotaxi e chi invece ha bollato l’indignazione come pretestuosa e fine a se stessa.

Ai dubbi degli utenti si sono aggiunti quelli delle autorità. A poche ore dalla presentazione ad Austin, la National Highway Traffic Safety Administration ha aperto un’indagine su circa mille esemplari di Cybercab per verificare l’eventuale violazione delle regolamentazioni federali in materia di sicurezza.

Il quadro complessivo, intanto, racconta di una trasformazione più ampia. Cybercab sembra essere l’ultimo tassello del passaggio di Tesla da costruttore di automobili a società di intelligenza artificiale e mobilità autonoma, una svolta annunciata da tempo e che con questi primi chilometri percorsi in Texas smette di essere soltanto una dichiarazione d’intenti. Le vetture dorate senza volante circolano davvero, sotto lo sguardo attento di chi dovrà stabilire se rispettano le regole.

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