Che la Luna condizioni la Terra è cosa nota da tempo. La sua gravità muove le maree, tiene sotto controllo l’inclinazione del nostro pianeta e regola una serie di equilibri che diamo per scontati. Quello che si sta scoprendo adesso, però, ribalta la prospettiva. Anche il nostro pianeta lascia il segno sul satellite naturale, e stando alle ultime analisi lo fa in modo più profondo di quanto si immaginasse. Le nuove misurazioni raccolte sulla faccia nascosta della Luna raccontano una storia curiosa, fatta di vento solare che colpisce i due emisferi in maniera diversa.
Il punto interessante riguarda proprio le tracce lasciate dalle particelle emesse dal Sole. Sulla faccia nascosta queste particelle affondano più in profondità nel terreno lunare, quasi avessero colpito con maggiore energia. Sulla faccia visibile, invece, restano più in superficie. Un’asimmetria che ha spinto i ricercatori a cercare una spiegazione, e la risposta chiama in causa la magnetosfera terrestre. Questo scudo, generato dal campo magnetico che nasce nel nucleo esterno del pianeta, protegge la Terra da buona parte della radiazione spaziale. E la sua ombra, a quanto pare, arriva fino alla Luna. Il vento solare perde parte della sua energia prima di raggiungere la faccia rivolta verso di noi, mentre la faccia nascosta riceve un flusso più veloce che spinge le particelle più a fondo. Lo studio che descrive tutto questo è stato pubblicato questo mese su Nature Geoscience.
Terra e Luna: il confronto che prima era impossibile fare
Fino a poco tempo fa un’analisi del genere sarebbe stata impensabile. Gli scienziati avevano soltanto materiale prelevato sulla faccia visibile, quello portato a casa dalle missioni Apollo e più di recente da Chang’e-5. Poi è arrivata la missione cinese Chang’e-6, che ha recuperato i primi campioni di suolo dalla faccia nascosta della Luna. Senza quel confronto diretto tra i due emisferi non ci sarebbe stato modo di capire come il vento solare abbia interagito con la superficie lunare nel corso di milioni di anni.
Il gruppo di ricerca ha studiato i gas nobili come elio, neon, argon, cripto e xeno. Sono elementi che restano intrappolati nel regolite lunare e funzionano come un archivio quasi intatto. Le loro firme isotopiche permettono di ricostruire come sono arrivate le particelle emesse dal Sole, con quanta energia hanno colpito e fino a che profondità sono penetrate. Ed è così che è saltata fuori la differenza. Nell’emisfero nascosto le particelle affondano di più.
La spiegazione tecnica riguarda il passaggio della Luna attraverso la magnetoguaina, una regione della magnetosfera dove il vento solare rallenta dopo aver incontrato il campo magnetico terrestre. Lì la velocità scende a circa 200 chilometri al secondo, all’incirca la metà rispetto ai 400 chilometri al secondo abituali. Questo flusso più lento arriva soprattutto sulla faccia visibile, quindi le sue particelle si fermano più vicino alla superficie. La faccia nascosta, al contrario, resta esposta a un vento solare non disturbato, e questo consente agli ioni di penetrare più a fondo. Lo ha spiegato l’Accademia Cinese delle Scienze in un comunicato.
C’è però qualcosa di più grande dietro questi numeri. Il regolite lunare conserva un registro dell’interazione tra Sole, Terra e Luna. Gli astronauti dei prossimi anni potranno usarlo per ricostruire l’evoluzione della magnetosfera terrestre e capire meglio la storia dell’ambiente spaziale che i due corpi celesti condividono da sempre.